Analisi

Minori Stranieri Non Accompagnati

La Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 rappresenta la normativa alla base della questione dei minori stranieri non accompagnati (MSNA), intendendo quei minori, appunto, presenti sul territorio di uno Stato e provenienti da altri paesi, privi di alcuna assistenza e rappresentanza da parte dei genitori naturali o di un tutore legale.

Ratificata in Italia e resa esecutiva con la legge 27 maggio 1991 n.176, essa prevede alcuni punti cardine, fra cui che il minore, anche giunto irregolarmente, sia titolare di tutti i diritti e possa ottenere il permesso di soggiorno; che le decisioni riguardanti il minore debbano essere prese tenendo in considerazione il “superiore interesse” e senza alcuna discriminazione; che i minori abbiano il diritto alla protezione, alla salute, all’istruzione, all’unità familiare, alla tutela dallo sfruttamento ed alla partecipazione. I minori che si trovano in questa condizione in Italia sono tutelati dall’ex Comitato per i Minori Stranieri, ora sostituito dalla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali.

La legge italiana prevede che i minori stranieri non possano essere espulsi, tranne che per motivi di ordine pubblico e sicurezza. Ricevuta la segnalazione su un minore straniero non accompagnato, vengono avviate, entro 60 giorni, le indagini nel paese d’origine, per decidere se è nell’interesse del minore essere rimpatriato o restare in Italia. Nel primo caso viene disposto il rimpatrio assistito, con cui il soggetto in questione viene riaffidato alla famiglia o all’autorità responsabile del paese d’origine: a differenza dell’espulsione, il rimpatrio non prevede il divieto di reingresso per 10 anni. Se, invece, si stabilisce che vi sia un interesse reale a restare in Italia, si dispone per il non luogo a provvedere al rimpatrio, segnalando la situazione alla magistratura competente ed ai servizi sociali per l’eventuale affidamento. I minori che sono a rischio di subire persecuzioni nel loro paese possono presentare domanda di asilo, attribuendo lo status di rifugiato o, in caso contrario, fornendo un permesso per motivi umanitari. In ogni caso, tutti i minori non accompagnati, per il solo fatto di non aver raggiunto la maggiore età, hanno diritto ad ottenere un permesso di soggiorno.

Gli adolescenti che lasciano il proprio paese di origine, alla ricerca di un miglioramento delle proprie condizioni di vita, rappresentano un fenomeno complesso, in cui si possono distinguere tre caratteristiche principali:

– sono soggetti entrati illegalmente ma non espellibili, poiché facenti parte di categorie protette;
– non hanno uno sbocco immediato nel mondo del lavoro e quindi rappresentano dei flussi non produttivi;
– incidono con un costo particolarmente elevato per il sistema welfare (Monia Giovannetti).

Raggiunta telefonicamente, Monia Giovannetti, autrice dell’ultimo rapporto Anci/Cittalia sui Minori Stranieri Non Accompagnati (presentato il 20 luglio 2016), sottolinea “come il numero di MSNA sul territorio nazionale sia aumentato in maniera significativa. Questa rappresenta una situazione relativamente nuova e recente da affrontare, se si pensa che dal 2000 ad oggi le cifre sono quasi triplicate, quindi la questione della prima accoglienza, soprattutto con i minori, diventa fondamentale se non si vuole mettere a rischio la loro incolumità fisica e psicologica. Per questo motivo i passaggi sono tutelati e regolamentati in prima istanza dal Ministero dell’Interno e poi dalla rete SPRAR, Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati, in modo da riuscire a trovare a tutti la collocazione più adatta nella maniera meno traumatica possibile. Ed è anche giusto ricordare il grande lavoro svolto da mediatori culturali ed educatori”.

Il nostro paese è, da qualche anno, interessato direttamente al fenomeno dei flussi in arrivo di minori stranieri a causa dell’aumento dell’ondata migratoria che ha coinvolto, soprattutto, le coste meridionali italiane, divenute uno dei punti di approdo principali per gli sbarchi non controllati. Si conta che nel 2015 siano stati 153.842 i profughi sbarcati e, ad arrivare, sono sempre più disperati in fuga, a causa di due fattori principali fra loro strettamente connessi: la crisi economica ed il propagarsi delle guerre in Nord Africa e Medio Oriente, che costringono quasi intere popolazioni a cercare rifugio nei paesi confinanti. Ed è tristemente noto come una parte di queste persone riesca a stento a raccogliere i fondi sufficienti per pagare ai trafficanti il costoso e pericoloso viaggio verso l’Europa.

Nel 2015, secondo i dati Eurostat pubblicati a maggio 2016, sono poco più di 88.000 i minori che hanno richiesto asilo in Europa: se nel periodo 2008-2013 il numero si attestava fra gli 11.000 ed i 13.000, nel biennio 2014-15 esso è quadruplicato, proprio a causa delle contingenti situazioni politiche ed economiche. Dai dati presi in esame si può delineare un quadro abbastanza preciso: i minori sono soprattutto maschi, la maggioranza di loro (circa 50.000) hanno fra i 16-17 anni e provengono maggiormente dall’Afghanistan. Mentre è la Svezia il paese con il numero di minori presenti più alto, cioè 35.250, è l’Italia lo Stato con la più alta percentuale di richiesta d’asilo, dove il 56,6% di tutti i richiedenti ha meno di 18 anni.

Ed è proprio la situazione del nostro paese ad essere sotto stretta osservazione. Dai dati rilasciati nel febbraio 2016 dalla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, al 31 dicembre 2015 sono 11.921 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, in crescita rispetto al 2014 del 13% con 10.536 unità, incremento che però risulta diminuito se si raffronta il dato del 2014 con quello del 2013, dove si registra un aumento del 66,7%. Anche in Italia la maggior parte dei minori ha un’età compresa fra i 16 ed i 17 anni e sono soprattutto maschi, mentre i paesi da cui provengono sono Egitto, Albania, Eritrea, Gambia e Nigeria.

Le regioni più coinvolte nell’accoglienza rimangono quelle del Sud, in primis la Sicilia, con 4.109 minori ed una percentuale del 34,5%; seguono Calabria, Puglia, Lazio e Lombardia. Ed anche le strutture di accoglienza sono collocate soprattutto in queste Regioni, con ben 248 solo in Sicilia: “più dell’80% delle strutture che accolgono i minori risultano essere autorizzate o accreditate da un ente pubblico; al 31 dicembre 2015, quasi l’85% dei MSNA sono collocati in tali strutture. Quelle che non risultano in possesso di un’autorizzazione o accreditamento sono il 18% ed accolgono una quota di minori pari al 15,5% del totale” (Report di Monitoraggio MSNA – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali).

Gli enti locali, coinvolti nei servizi di accoglienza, possono presentare domanda di contributo per attivare servizi in favore dei minori stranieri non accompagnati. Sul sito dello SPRAR si legge che “le proposte progettuali dovranno garantire il rispetto dei diritti di cui è portatore il minore straniero non accompagnato secondo la normativa nazionale e internazionale vigente; inoltre, dovranno assicurare l’avvio graduale del giovane verso l’autonomia e l’inclusione nel tessuto sociale del territorio”. Secondo le Linee Guida per la presentazione di domande di contributo, pubblicate nell’aprile 2015, è fondamentale verificare la condizione di non accompagnato del minore giunto in Italia e stabilire la sua età anagrafica prima di prevedere il giusto percorso di integrazione socio-educativa. Entro il 31 dicembre 2016 è previsto un ampliamento di altri 1000 posti della rete SPRAR da dedicare ai minori stranieri non accompagnati.

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