Intervista ad Alessandro Padovani, direttore tecnico Opera Don Calabria

Quasi 25mila minori sbarcati in Italia nel 2016 e oltre 9mila arrivati nei primi 6 mesi dell’anno. Numeri sempre rilevanti e in netto aumento rispetto agli anni passati. In un quadro profondamente complesso, troviamo l’azione di decine di organizzazioni del sociale che ogni giorno lavorano per accogliere i minori non accompagnati. Tra queste, spicca l’Opera Don Calabria da anni impegnata in progetti di accoglienza per MSNA in Italia. Abbiamo discusso dell’approvazione della legge 7 aprile 2017 n.47 e delle sue implicazioni sul lavoro dell’ente con il suo direttore tecnico, Alessandro Padovani.

 

Minori non accompagnati: per ciò che riguarda l’accoglienza, qual è l’impegno dell’Opera Don Calabria oggi in Italia?

“L’Opera Don Calabria nasce come istituzione religiosa e si occupa, ormai da diversi anni, di minori non accompagnati. Le nostre attività si rivolgono a giovani privi di relazioni visibili e documentabili che hanno bisogno di accoglienza e accompagnamento. Gestiamo tre centri per MSNA su territorio italiano, a Verona, Ferrara e Palermo. In tutto, 67 posti nelle nostre strutture, finanziati al 90 per cento all’interno del sistema Sprar, ai quali vanno aggiunti circa un centinaio di maggiorenni che continuiamo a seguire dopo il compimento del 18esimo anno d’età, ospitati in appartamenti esterni, pertinenti all’associazione o di privati”.

 

Ci può descrivere la tipologia di ragazzi che arrivano nei vostri centri. Quali sono le principali novità che riscontrate negli arrivi?

“Le nostre strutture ospitano solo minori maschi. Le nazionalità variano moltissimo. Abbiamo ragazzi che provengono dall’Africa dell’Ovest, dai Paesi del Maghreb, dal Pakistan, dall’Albania ecc. Riguardo a questi ultimi, ultimamente, sta crescendo un nuovo fenomeno, specialmente in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Infatti, aumentano i minori albanesi che arrivano in Italia. Ragazzi che non hanno niente a che fare con quelli che siamo purtroppo abituati a vedere attraversare il Mediterraneo, ovvero minori vittime di esperienze migratorie difficili e pericolose. Questi sono ragazzi che partono dal loro Paese in pullman, spinti dalle proprie famiglie, molto spesso con un bagaglio di problemi e situazioni personali pesanti che ne rendono poi l’accoglienza e l’integrazione più difficoltose. Parliamo di ragazzi che vivono un’esperienza migratoria che ha finalità espulsive da parte del Paese di provenienza. In Veneto e Lombardia rappresentano ormai la metà degli arrivi di MSNA. Un altro trend che stiamo osservando è un generale accorciamento dei tempi di trasferimento nel nostro Paese. In genere, prima il percorso di transito durava circa due anni. Ragazzi che partivano all’età di 14 anni ed arrivavano nel nostro Paese intorno ai 16. Oggi, i tempi di percorrenza e transito si stanno notevolmente riducendo e i ragazzi arrivano nel nostro Paese dopo 12-18 mesi di viaggio”.

 

Quali sono le novità della legge 7 aprile n.47 secondo il vostro punto di vista?

“Con la legge Zampa, viene capovolto il paradigma della tutela degli MSNA. Non esiste più la contrapposizione tra sistema di tutela dei minori e legislazione afferente agli stranieri. Gli MSNA diventano titolari di diritti al pari dei loro coetanei italiani. Prevale così l’aspetto della protezione tout court sullo status giuridico del minore. La legge ha il merito di eliminare diverse difformità su tutta una serie di questioni che prima venivano lasciate alla singola interpretazione dell’autorità locale. Alcune di queste avevano un impatto fortissimo sulle possibilità di integrazione dei minori stessi. Ad esempio, per ciò che riguarda la tipologia di permessi di soggiorno rilasciati. Prima, variavano secondo la Questura di riferimento, con alcune Questure che rilasciavano permessi che permettevano attività lavorativa ed altre che rilasciavano permessi che lo proibivano. Con tutta una serie di conseguenze facilmente immaginabili. Prima i diritti potevano variare a seconda di regolamenti locali, Comuni di appartenenza, ASL, ecc. Ora gli MSNA sono messi in una situazione di forza e acquisiscono gli stessi diritti di un minore locale. La nuova legge spazza via ogni libertà interpretativa”.

 

Come facilita il vostro lavoro e le vostre attività sul territorio?

“Questa limitazione della libertà interpretativa degli enti locali o delle autorità preposte permette una migliore pianificazione delle nostre attività, soprattutto quelle rivolte all’integrazione a lungo termine degli MSNA. È chiaro che ricevere con certezza un permesso di soggiorno che permette al minore di essere introdotto in un contesto di lavoro e formazione, già a 16 anni, come ogni altro cittadino italiano, aumenta in maniera considerevole le probabilità di successo del suo percorso”.

 

Cosa cambia con l’istituzione della tutela volontaria?

“Prima l’organo della tutela era discrezionale, ossia ogni Comune decideva da solo come affrontare la questione. Con la nuova legge, e la creazione dell’albo dei tutori, questa è diventata obbligatoria. In ogni caso, sarà centrale il supporto che i tutori legali avranno dalle istituzioni, pubbliche e private, in questo percorso. Non bisogna dimenticare che l’istituto della tutela è innanzitutto un’iniziativa di cittadinanza. Ed è molto più facile che semplici cittadini decidano di offrirsi volontariamente se sentono intorno a sé la presenza e il supporto di un sistema di accoglienza e integrazione efficiente che può venire in aiuto in caso di problemi e difficoltà. A Palermo, stiamo realizzando corsi di formazione con circa 30 famiglie che si sono dichiarate disponibili ad agire da tutori legali per questi ragazzi”.

 

L’Opera Don Calabria gestisce un centro minori a Palermo e due nel nord d’Italia. Quali sono le principali differenze che registrate a livello regionale?

“Quando si parla di MSNA bisogna tenere presente che alla voce servizi non c’è distinzione tra minori non accompagnati e minori italiani. Quando le Regioni non offrono un buon servizio sanitario o la scuola non offre il tempo pieno, queste carenze si ripercuotono in maniera identica su entrambe le categorie. È chiaro poi che ci sono ripercussioni aggiuntive sugli MSNA che, proprio per la loro condizione, risultano più vulnerabili. In una Regione con un alto tasso di lavoro nero diventa molto più complicato portare a termine percorsi d’integrazione. Gli MSNA per mantenere un permesso di soggiorno valido hanno bisogno di trovare un appartamento e un lavoro con regolare contratto. Un sistema dove non vengono offerte queste condizioni (molto spesso quando aiutiamo i ragazzi a cercare casa e chiediamo il contratto di locazione riceviamo un rifiuto) risulta molto più ostico in termini di accoglienza. Un’altra differenza fondamentale è tra grandi e piccoli Comuni. Grandi Comuni hanno in genere maggiori risorse sia economiche che di professionalità da offrire, avendo personale dedicato ai temi sociali. Quelli più piccoli fanno maggiore fatica. Questa differenza nei servizi sociali dei Comuni è, però, un problema delle Politiche sociali in Italia più che un problema specifico degli MSNA”.

 

Quali tipi di programmi avete attivato che stanno avendo successo?

“Come Don Calabria, pensiamo che il lavoro più importante oltre a quello della mera accoglienza sia la creazione di un percorso d’integrazione. E in quest’ottica, ad esempio, portiamo avanti a Palermo il progetto Lisca Bianca, un veliero sul quale promuoviamo attività didattiche e turistiche e che imbarca, oltre a esperti di navigazione, anche minori non accompagnati. A Verona, in partnership con enti e importanti aziende vinicole locali, seguiamo il progetto Azienda Didattica. Questo progetto introduce al lavoro decine di ragazzi ospitati nelle nostre strutture permettendo lo sviluppo di competenze specifiche nel settore agricolo”.

 

L’attività di formazione è un settore importante della vostra attività. Come utilizzate le vostre conoscenze in favore degli MSNA?

“Negli anni abbiamo sviluppato una rete di supporto reciproco con gli imprenditori locali. Chiediamo loro quali sono le figure professionali maggiormente richieste sul territorio e lavoriamo per approntare programmi che sviluppino queste competenze. Ai nostri ragazzi offriamo tirocini formativi in queste aziende. Tirocini che non superano mai i sei mesi. Uno su tre di questi ragazzi riceve dopo questa esperienza un’offerta di lavoro. Con questo sistema riusciamo ad avviare ogni anno nel mondo del lavoro circa 170-180 ragazzi. In caso di fallimento, lavoriamo per capire quali sono le motivazioni che non hanno fatto funzionare il tirocinio e, in base alla singola situazione, cerchiamo un’altra opportunità. La nostra esperienza ci dice che in genere i ragazzi hanno grandi motivazioni e riescono ad inserirsi in maniera stabile. Quelli che hanno più difficoltà sono coloro che hanno avuto esperienze psicologiche particolari, magari subito notevoli pressioni e traumi precedenti all’arrivo in Italia. In questo caso è necessario il lavoro di un interlocutore tra l’azienda e il ragazzo, una figura che supporti e risolva i problemi che possono nascere nel quotidiano. Questi ragazzi hanno bisogno della presenza di una figura adulta che li guidi come qualunque altro giovane italiano. Cambia solo lo spazio temporale di questo rapporto, essendo limitato a poco più di 2 anni”.

 

Ci sono cambiamenti osservabili negli obiettivi di vita che hanno gli MSNA che arrivano in Italia?

“Rispetto a pochi anni fa, sono sempre di più i minori che chiedono di andare a scuola. Una richiesta che va al di là del semplice insegnamento linguistico e che rappresenta un desiderio reale di completamento di un percorso scolastico di base. Questo cambiamento è reso possibile da una minore pressione che questi minori ricevono dalle loro famiglie ad inviare denaro nel Paese d’origine e anche un minore debito contratto per venire in Europa. Venire in Italia costa oggi meno che in passato. Ciò garantisce loro maggiore libertà e un minore senso di colpa verso le loro famiglie d’origine”.

Indietro

Gli altri articoli di: Minori Stranieri Non Accompagnati

  • Senza infanzia

    Comprati e venduti, fatti oggetto di commercio all’interno e al di fuori dei confini nazionali, gettati in situazioni quali matrimoni forzati, prostituzione e pornografia infantile: i bambini sono come un oggetto, facili da manipolare e da “piazzare” al miglior offerente. Sono tantissimi i bambini in tutto il mondo sfruttati per il sesso a pagamento. Un business da miliardi di euro, che coinvolge intermediari, adescatori, ma anche organizzazioni criminali complesse. Lo sfruttamento sessuale a scopo di lucro dei bambini assume molte forme e ha molte facce.

  • Genitori a metà

    Quando le mamme e i papà speciali, così li chiamano, tornano a casa senza il loro figlio non possono far altro che pensare e immaginare. Non è facile accettare la morte di un figlio. Un dolore enorme che ogni anno colpisce 1 bambino su 250 nati nei Paesi industrializzati.

  • L’Infanzia in Gioco

    L’esperienza dell’azzardo crea danni non solo psico-educativi, in quanto determina il rischio che i bambini siano predisposti alla dipendenza in età adulta, ma anche danni alle strutture e alle funzioni nervose

  • I bambini soldato nei conflitti armati

    L’impiego di bambini soldato è una pratica molta diffusa nelle guerre che si combattono nel mondo. Sono migliaia i minori che vengono costretti a crimini orrendi, sia in nome delle forze governative sia in nome di gruppi armati o di ribelli. Ma non solo, vengono impiegati anche come spie, messaggeri, cuochi o ridotti in schiavitù sessuale. Le Nazioni Unite definiscono i bambini soldato “persone sotto i 18 anni di età, che fanno parte di qualunque forza armata o gruppo armato, regolare o irregolare che sia, a qualsiasi titolo”. La definizione comprende anche le ragazze reclutate per fini sessuali e per matrimoni forzati. Il problema invece di diminuire sembra aumentare. Nuove modalità di reclutamento e di combattimento stanno affermandosi sempre di più nel quadro dei conflitti internazionali. Le organizzazioni terroristiche e il proliferare di gruppi armati irregolari, vede l’impiego di nuove reclute nel combattimento asimmetrico.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.
OK