Presentazione

Nei primi sei mesi del 2017 erano già sbarcati in Italia più di 9mila minori non accompagnati. Ragazzi soprattutto adolescenti che lasciano il proprio Paese d’origine in cerca di protezione o, spinti dalle proprie famiglie, con la speranza di un lavoro e una vita migliore. Un fenomeno che ha subito una crescita tumultuosa negli ultimi anni. Nel 2016, sono arrivati quasi 26mila ragazzi, il 110 per cento in più rispetto a solo un anno prima. Cinque anni fa non superavano nemmeno i duemila. E questi numeri non includono chi arriva, in maniera legale e non, attraverso le rotte balcaniche.

Quindi un fenomeno di vasta portata. Un fenomeno che pone enormi pressioni sulle istituzioni e forze impegnate al suo controllo e gestione. Anche perché mette in gioco, forse ancora più della migrazione in generale, questioni prettamente etiche, legate indissolubilmente ai diritti dei minori e alla loro protezione umanitaria.

Proprio nel tentativo di governare questa realtà, l’Italia ha varato la legge 47/2017, nota come Legge Zampa, una normativa specificamente rivolta agli MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati). La norma, entrata in vigore poco più di un mese fa, dopo più di tre anni di dibattito parlamentare, è stata indicata da più parti come un tentativo lodevole di dare una risposta ai quesiti aperti dell’accoglienza agli MSNA ed è considerata come possibile apripista e riferimento per gli altri Paesi europei.

Afshan Khan, Direttrice e Coordinatrice Unicef per la risposta alla crisi dei migranti e dei rifugiati in Europa, l’ha definita un modello a livello continentale: “Questa nuova legge non darà solo ai minori rifugiati e migranti un senso di sicurezza alle loro vite incerte dopo aver rischiato così tanto per arrivare in Europa – ha detto la rappresentante Unicef – ma sarà anche un modello per gli altri Paesi europei, per garantire un quadro legislativo che supporti la protezione dei minori”.

La legge ha il pregio di affrontare in maniera unitaria le questioni legate agli MSNA e di affermare l’assoluta uguaglianza dei loro diritti rispetto ai loro coetanei italiani. Unifica e uniforma le procedure d’identificazione che spesso nel passato sono state oggetto di critiche, anche feroci, e sancisce tutta una serie di protezioni e servizi in materia di assistenza legale, supporto psicologico, assistenza sanitaria, frequenza scolastica, affido e protezione dallo sfruttamento.

Focalizzare l’attenzione sugli MSNA è una scelta necessaria, in quanto la crisi migratoria europea può diventare facilmente una crisi nella tutela e nella protezione dei diritti dei minori. Quasi il novanta per cento di quelli che arrivano in Italia sono non accompagnati e, proprio in virtù della loro condizione di vulnerabilità, risultano maggiormente a rischio di cadere in uno stato di abbandono ed esclusione sociale, se non peggio nelle mani della criminalità e dello sfruttamento. Detenzioni in luoghi non adatti alla condizione di minore, tempi lunghissimi per l’espletamento delle procedure burocratiche, impossibilità ad accedere a servizi sanitari o strutture scolastiche allo stesso modo dei loro coetanei sono tutte problematiche reali che gli MSNA vivono tutti i giorni sul nostro territorio. Problematiche di grandissima rilevanza, specialmente in un momento storico, dove l’Europa continua a dimostrarsi inadeguata e incapace di offrire risposte politiche necessarie ad una migliore gestione della crisi.

Esemplare è il caso dei ricollocamenti. Una misura voluta ormai nel lontano 2014 che doveva, nelle intenzioni di Bruxelles, mitigare le pressioni subite dai Paesi di frontiera con un trasferimento e ricollocamento condiviso e proporzionale tra tutti i membri dell’Unione dei migranti sbarcati. A distanza di tre anni, il piano risulta completamente disatteso con un numero di ricollocamenti effettivi di gran lunga inferiori a quelli programmati. Situazione ancora più negativa per ciò che concerne gli MSNA che, ad oggi, risultano praticamente inascoltati con solo 5 ricollocamenti effettuati in tutto il 2017 su quasi 1000 ragazzi individuati. Una situazione paradossale, soprattutto per coloro che hanno parenti in altri Paesi europei e che, in base al regolamento di Dublino, potrebbero essere immediatamente trasferiti senza essere costretti a passare in un limbo burocratico preziosi mesi delle loro vite.

Se l’Europa deve recuperare terreno, l’Italia non è da meno. La capacità complessiva del nostro sistema di accoglienza rimane inferiore alle necessità reali. L’Italia si è impegnata a garantire agli MSNA un’accoglienza votata all’integrazione che nei fatti, oggi, continua ad essere in parte disattesa. Il sistema Sprar, che potrebbe essere il sistema privilegiato per offrire questi tipi di servizi, come stesso riconosciuto dalla nuova legge che lo ha esteso ufficialmente agli MSNA, continua ad essere sottodimensionato. Anche se in aumento, sono, infatti, solo duemila i posti qui disponibili, su oltre 16 mila presenze censite; da qui, trattenimenti nei centri identificativi troppo prolungati e, soprattutto, il ricorso continuo al sistema parallelo dell’emergenza. Questo, da un lato, garantisce una sistemazione alloggiativa temporanea, comunque necessaria; dall’altro, risulta spesso insufficiente a garantire quei servizi pensati dal legislatore per i minori.

In un quadro oggettivamente complesso e articolato poi ci sono le organizzazioni che lavorano sul territorio a fianco delle Istituzioni. Organizzazioni che, oltre a lavorare sull’accoglienza, mettono in campo la propria esperienza e rete sociale per offrire opportunità vere d’integrazione a questi ragazzi. I casi dell’Opera Don Calabria e Cooperativa Ethica Sociale, riportate in quest’inchiesta, sono solo due esempi positivi che vanno in questa direzione.

In un clima politico rovente dove può diventare scontato criminalizzare gli MSNA come migranti irregolari anziché considerarli prima di tutto come minori da tutelare, va ricordato l’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Questo rimarca “l’interesse del bambino” come faro primario nell’azione di tutti gli enti, pubblici e privati, che se ne occupano. Mettere in discussione questo principio significherebbe la negazione e la cancellazione di conquiste decennali in tema di diritti e salvaguardie. La legge 47/2017 lo riafferma con forza. Il tempo dirà se questi valori saranno, nei fatti, rispettati.

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