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Approfondimenti di informazione e cultura per l'infanzia e l'adolescenza del mese di febbraio 2012

Garantire un affetto sicuro: il diritto alla famiglia, nuove prospettive di sviluppo

L’uomo possiede, per sua natura, una competenza che lo distingue da tutti gli altri esseri viventi, la capacità di accorgersi delle proprie capacità anche potenziali e comprendere che esse possono essere sviluppate e implementate.

Grazie alle neuroscienze oggi sappiamo che è necessario sviluppare le competenze emotive per diventare capaci di generare eventi di successo, per far “accadere le cose” per sé e per il proprio contesto di appartenenza.
Le statistiche di molte aziende hanno evidenziato che i migliori profili professionali possiedono competenze emotive maggiori, sono più tenaci nel restare sugli obiettivi, sono capaci di parlare con persone diverse tra loro e di tessere relazioni finalizzate.
Sapere più cose su come funzioniamo e su chi meglio funziona, ci motiva, come educatori,  a  stimolare non solo sapere ma anche consapevolezza sui processi di apprendimento, cambiando la qualità dell’atto pedagogico. Utilizzare, quindi le neuroscienze trasformandole in consapevolezze pratiche cambia la pedagogia stessa, cambia il modo di interagire con l’altro, stimola saperi, sollecitando capacità che ci consentono di interagire meglio con le domande che la vita ci fa, rendendoci più capaci di implementare e sostenere il processo auto-educativo ed educativo.

Ex ducere, è il compito di chi decide di essere educatore, ovvero “tirare fuori” quel che c’è di meglio in se stesso e negli altri: sottolineare ciò che funziona e renderlo pietra miliare su cui poggiare i successivi apprendimenti rendendoli territorio stabile nel quale continuare a crescere.

Quando l’uomo comincia a porsi le prime domande è necessario che stabilisca punti fermi, risposte efficaci, come Daniel Goleman ci suggerisce, che permettano lo sviluppo e la crescita dell’Intelligenza Emotiva. Queste risposte efficaci permetteranno di stabilizzare nell’uomo caratteristiche precise alle quali Goleman dà nomi peculiari: Consapevolezza di sé,  Dominio di sé, Motivazione, Empatia, Abilità sociali.

La Consapevolezza di sé, per esempio necessità della capacità di accorgersi del proprio dialogo interno e delle proprie intime aspirazioni: oggi infatti conosciamo ragazzi che ancora non sanno chi sono poiché non hanno ancora imparato ad ascoltarsi. E’ importante allora proporre loro stimoli nella direzioni del “ti accorgi che parli con te stesso? Che ci sono più voci dentro di te, che a volte non sono concordi tra loro”. Le persone che hanno sviluppato e allenato un’alta consapevolezza di sé riescono a fare accordi migliori con se stessi, diventano più operative, perché conoscono meglio i loro interessi e sono più capaci di perseguirli.
La consapevolezza è connessa alla felicità perché permette di rendersi conto delle più intime istanze che ci muovono verso di essa. La consapevolezza di sé è connessa alla relazione di miglioramento dell’insieme poiché oggi essere capaci è un obbligo sociale. L’idea di “fare bene”, di manifestare capacità, è diventata centrale perché solo se faccio bene divento di supporto all’insieme perché l’insieme rende possibile il mio esistere. Questo potere ci struttura e ci migliora quotidianamente.

Nel processo di crescita è determinante manifestare dominio di sé, delle altrui e delle proprie emozioni, essere sinergici, non dare battaglia solo per affermare e far primeggiare il proprio punto di vista. Il dominio di sé è possibile solo quando si diventa capaci di essere empatici. L’empatia intesa come l’arte di immedesimarsi nel sentimento dell’altro grazie ad una profonda consonanza o simpatia tra soggetto e oggetto. E’ un mettersi nei panni dell’altro, è focalizzare l’attenzione sul mondo interiore dell’altro per intuire, accogliere, contenere le sensazioni e le emozioni che lo muovono. La comunicazione empatica crea sinergia tra gli esseri umani, e le relazioni si nutrono delle abilità sociali. Le abilità sociali peculiari con cui ogni essere umano contribuisce all’insieme, attribuiscono valore alle differenze, rispettandole, costruendo punti di forza, compensando le debolezze attraverso un rapporto condiviso in cui la somma e maggiore delle parti.

Le motivazioni più intime sottendono e nutrono tutto ciò: la spinta alla realizzazione di sé e degli altri  potenziando le proprie capacità per migliorare le proprie prestazioni, incorporare gli ideali e gli scopi del gruppo, avere iniziativa verso le opportunità che il contesto ci presenta , nutrire ottimismo cercando di non abbattersi a causa degli ostacoli e superare le difficoltà.

Uno dei luoghi privilegiati dove ciò può trovare il proprio spazio elettivo di espressione e sviluppo è il contesto familiare, la cui più moderna definizione legislativa facciamo risalire alla riforma del diritto di famiglia, varata con la legge del 19 maggio 1975 N° 151.  Essa si ispira ai seguenti principi: famiglia come società naturale, uguaglianza tra i coniugi, dignità e tutela dei figli naturali, rivalutazione del coniuge nel campo dei diritti successori e comunione di beni tra i coniugi.

La famiglia ovviamente si è andata modificando con ritmi piuttosto accelerati. I processi di trasformazione dei modelli familiari negli ultimi decenni ci danno conferma che la parola “famiglia” non definisce un modello di organizzazione sociale univoco, ad una sola dimensione, bensì a più dimensioni.
Nel processo di modernizzazione si riconosce ai figli una posizione centrale nelle relazioni familiari, mutando la loro condizione da oggetto a soggetto di diritto e definendo la potestà dei genitori, piuttosto che come un potere, come un’assunzione di responsabilità educativa principalmente. Questo fa sì che ognuno sia elemento risorsa per attivare , comprendere, migliorare e orientare i processi di crescita in atto, nella co-evoluzione del rapporto, attraverso una comunicazione efficace che si nutra delle caratteristiche dell’Intelligenza Emotiva che possano fungere da fattore costantemente riorganizzante dei rapporti all’interno del nucleo famigliare.

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