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Approfondimenti di informazione e cultura per l'infanzia e l'adolescenza del mese di marzo 2011

Nessun bambino escluso: minoranze e migrazioni

I giorni che stiamo vivendo sono giorni caldi per le migrazioni verso l’Italia:  non  potevamo, dunque, ignorare nel nostro focus on un argomento tanto importante che certamente vede al centro l’esigenza di sensibilizzarsi alle necessità dei bambini che sbarcano sulle nostre coste, ancora più deboli e bisognosi degli altri immigrati. Oltre 5.500 sono le persone sbarcate sulle coste italiane. A Lampedusa e a Linosa sono arrivati 5031 immigrati, nel resto della Sicilia 231, in Puglia 57, in Calabria 192, in Sardegna 15. Sulle rispettive provenienze non ci sono ancora notizie precise ma certamente tra loro ci sono donne e bambini bisognosi di cura, accoglienza e attenzione.
Quando si parla di migrazioni nelle quali sono coinvolti i bambini, banalmente è necessario considerare che alla parola “migrante” va anteposta quella di “bambino”; è necessario, dunque, tener presente le necessità dei bambini: cura, protezione, affetto, accoglienza sono le stesse in tutte le culture del mondo.
I dati dell’Istituto nazionale di Statistica (Istat) raccolti nel 2010 indicano una presenza di 4,3 milioni di cittadini stranieri in Italia, prendendo in considerazione soltanto quelli regolarmente iscritti all’anagrafe. Sono loro i protagonisti principali della crescita demografica e dello svecchiamento del Paese. Lo dicono le stime sui principali indicatori demografici presentate dall’Istat.
I gruppi etnici più numerosi sono quelli albanesi, seguiti da marocchini e da romeni, poi ci sono i cinesi e gli ecuadoregni. L’evoluzione di questo fenomeno è stata improvvisa e senza gradualità. E la percentuale di bambini stranieri presenti sul territorio italiano continua a crescere.
Il fenomeno è di dimensioni talmente grandi da richiedere un profondo ripensamento del Paese da parte delle istituzioni.
I bambini di oggi, infatti, saranno gli adulti di domani e se non ben accompagnati ad integrarsi nei nuovi territori, rischiano di essere i nuovi emarginati.


Di cosa hanno bisogno? Di accoglienza, attenzione, ascolto empatico e di potersi occupare della propria infanzia: non già da subito, come piccoli adulti, di cosa mangiare per cena, di come vestirsi e calzare i fratellini, di come procurarsi medicine per il papà che sta male.
Quel che scrive lo psicologo inglese Nicholas Humphrey sulla propria infanzia dovrebbe poter essere esteso a tutti i bambini del mondo, anche agli stranieri emigrati in Italia:“Ciò che ho tratto dall’ambiente della mia infanzia è stata la sensazione di un diritto  acquisito sul piano intellettuale: il diritto di fare domande, di esprimere curiosità, di provocare,  di andare dove volevo in nome della conoscenza. Sono cresciuto con l’idea di possedere  l’autorizzazione  per esplorare qualsiasi luogo scegliessi.”
Questa libertà di esplorazione e di pensiero sul proprio futuro può essere considerata la base di una buona infanzia, la necessità per una buona vita adulta.
E’ questa la responsabilità che l’adulto ha nei confronti di ogni bambino, sia esso straniero o italiano: nessun bambino può essere escluso dal diritto di immaginarsi un futuro degno di essere vissuto, un futuro che non interrompa la curiosità genuina di chi ha, può e deve aspettarsi cure e attenzioni. Come dice Alice Miller, psicologa famosa per le sue ricerche sull’infanzia ,“è un bisogno originario del bambino l’essere considerato e preso sul serio per quello che è di volta in volta e come centro della propria attività”, intendendo con l’espressione “di volta in volta” la possibilità di esprimere liberamente i propri sentimenti e sensazioni fin dai primi mesi di vita.
I bambini stranieri sul suolo italiano, come tutti i bambini, danno all’adulto la possibilità di ripensare un mondo nel cui centro ci sia la cura dell’infanzia con tutte le richieste d’attenzione necessarie e dovute, con la consapevolezza che un bambino, che si sente amato e accolto oggi, potrà essere un adulto collaborativo e stimato domani.


 

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