Foto

No Woman’s Land

Autore: Beatrice Lencioni
Fonti:

“Il progetto fotografico No Woman’s Land è nato lo scorso anno con l’idea di rappresentare la forza d’animo delle rifugiate di Casa di Giorgia, un centro di accoglienza per rifugiate, nell’ambito del quale, attualmente, diversi fotografi di Shoot 4 Change sono impegnati con il progetto Punto du Fuga (con i Liberi Nantes).
In un contesto come quello del Centro, inizialmente ho preferito farmi conoscere senza macchina fotografica così da entrare dentro i loro cuori, a prescindere dal mio lavoro.

Per i primi tre mesi ho parlato con loro, riso, chiacchierato, cucinato…entrare nelle loro vite e nelle loro abitudini è stato fondamentale per comprendere gli animi di queste donne.

Alla fine loro stesse mi hanno chiesto di essere fotografate così, piano piano, la macchina fotografica è stata portata con me, ogni giorno, nei mesi a seguire, uno scatto è stato fatto.

Il reportage non è ancora volto al termine e non credo che finirà mai, lasciare le ragazze ora, per me, sarebbe impensabile.

Queste donne, le quali vivono in una condizione di particolare vulnerabilità, mi hanno insegnato come vivere, mi hanno insegnato che il sorriso è l’arma vincente e che la forza d’animo proviene dal cuore.

STORIA DELLA CASA DI GIORGIA

Il Centro Casa di Giorgia, inaugurato nel 1999 con il contributo della Commissione Europea, è pensato per loro. Fin dalla sua inaugurazione, il Centro non è stato pensato come un ricovero notturno, ma come un luogo di ritrovo, aperto tutto il giorno. Non solo un letto, dunque, ma un posto accogliente dove poter rimarginare le ferite del corpo e dell’anima.

Proprio per favorire la ripresa delle ospiti non solo dalla fatica del viaggio ma, spesso, anche da atroci violenze, nel 2010 il Centro Astalli ha voluto ristrutturare completamente gli ambienti de La casa di Giorgia, grazie al contributo di Enel Cuore.

Il Centro prende il nome da Giorgia, la figlia prematuramente scomparsa di una coppia di volontari del Centro Astalli, che hanno voluto aprire alla speranza il loro dolore.

Riprendere il ritmo della vita che scorre, dopo una cesura traumatica come la fuga, è importante per i bambini e per le loro madri. Il tempo aiuta a ritrovare normalità, ma spesso serve anche un aiuto esterno. A Casa di Giorgia le ospiti trovano un’attenzione specifica in tutte le fasi dell’accoglienza, dall’assistenza medica all’accompagnamento legale, ma soprattutto un clima di ascolto attento.

La giornata è scandita da momenti di vicinanza: cucinare insieme, ritrovarsi a giocare con i bambini nel cortile, pettinarsi a vicenda con l’arte tipica delle donne africane, sono tutti passi che portano a una familiarità che va oltre le differenze di lingua e di cultura.  

La Casa di Giorgia, che può accogliere 35 persone, in convenzione con il Comune di Roma, funziona grazie all’aiuto e all’impegno dei tanti volontari che offrono il loro tempo durante il giorno e la notte, aiutando nei servizi e facendo compagnia alle ospiti. A volte, durante la bella stagione, organizzano anche escursioni che permettono alle ragazze di conoscere meglio il Paese che le ospita.

Sentirsi più sicure, più a proprio agio, è una conquista importante, che passa anche attraverso la conoscenza della lingua: anche in questo caso i volontari sono determinanti per trasformare le lezioni teoriche in pratica di conversazione.

Gli inevitabili momenti di dolore e di silenzio si alternano alla condivisione dei momenti di gioia. Un compleanno, una festività religiosa, o anche il giorno in cui una delle ospiti riesce a ottenere i documenti: le occasioni per rendere le compagne partecipi dei suoni e dei sapori della propria terra non mancano mai.

In quei momenti il Centro diventa un luogo più familiare.

www.shoot4change.net

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