Interviste

Piattaforma Infanzia intervista Sara Alzawqari, Portavoce Croce Rossa Internazionale in Iraq

Data: 8 Giugno 2017

Dopo nove mesi di assedio, Mosul, simbolo dell’espansione irrefrenabile dello Stato islamico, è vicina a cadere sotto l’azione congiunta delle forze irachene e della Coalizione. Se l’azione militare sembra ormai volgere al termine con una conclusione inevitabile, diverso è il discorso per la popolazione civile e soprattutto per i bambini. Sono migliaia quelli rimasti intrappolati tra le macerie di quello che una volta era uno dei centri iracheni più vitali. E sono altrettanti quelli ospitati in campi di accoglienza, dopo aver intrapreso ed essere sopravvissuti ad un viaggio pericoloso ed estenuante. Bambini che ogni giorno sfidano le bombe o rischiano la propria vita a causa della cancellazione pressoché totale di qualunque servizio. Ne abbiamo parlato con Sara Alzawqari, portavoce della Croce Rossa internazionale in Iraq (CICR), una delle organizzazioni maggiormente attive sul territorio.

 

Ci può descrivere la situazione corrente?

“La situazione peggiora di giorno in giorno. Ci sono circa 500mila sfollati (IDPs) di cui ben 140mila vivevano nella sola Mosul prima del conflitto. Sono popolazioni che stanno affrontando un’esperienza di una difficoltà indicibile, con migliaia di persone spesso costrette a viaggiare per diversi giorni, stremati dalla fatica e senza nemmeno i viveri necessari per sopravvivere. Le storie che raccogliamo ogni giorno sono orribili. Il sistema idrico è totalmente distrutto e quelli che sono stati costretti a lasciare Mosul utilizzano l’acqua piovana per mantenersi in vita. Le strade della città, ridotte in macerie, sono spesso strette e impraticabili. E ciò costringe chi scappa a muoversi di casa in casa, spesso forzando ciò che rimane di queste abitazioni e aumentando le difficoltà e la pericolosità del loro cammino verso zone più sicure”.

 

Migliaia di minori stanno subendo le conseguenze di questo conflitto interminabile. Quali sono le problematiche che la preoccupano maggiormente?

“Purtroppo i bambini non sono risparmiati dalle atrocità di questo conflitto. È difficile quantificare ma, da quello che vediamo, i minori rappresentano circa la metà della popolazione colpita. Gli attacchi aerei che hanno martoriato la città di Mosul colpiscono in maniera indiscriminata i bambini come gli adulti. E bisogna considerare che le famiglie sono, spesso, numerose e con molti bambini piccoli. Si può presto immaginare quali siano le conseguenze di un attacco aereo. Inoltre, i bambini sono target diretti dei cecchini e questo aumenta la pericolosità del viaggio per coloro che abbandonano la città. Molti sono vittime di malnutrizione e gravissima disidratazione. Sono centinaia quelli ricoverati nelle strutture ospedaliere che hanno subito l’amputazione di arti. Ragazzi e ragazze che dovranno per sempre portare con sé le conseguenze di questo conflitto. Insieme alle problematiche mediche, si aggiungono gli aspetti psicologici di una guerra estenuante. Parliamo di minori che spesso hanno perso i propri parenti e che devono ricostruire la propria vita senza gli affetti più cari”.

 

Ci può raccontare l’impegno di CICR in Iraq?

“La Croce Rossa amministra 10 uffici in Iraq. Molte delle organizzazioni che stanno operando sul territorio si occupano della gestione dei campi di accoglienza per gli sfollati. Noi invece ci concentriamo nel fornire alla popolazione che fugge i viveri e i mezzi necessari alla sopravvivenza. Bisogna tenere conto che chi scappa lo fa senza portarsi nulla dietro. Perciò queste persone necessitano di tutto, non solo cibo e acqua, ma anche vestiti, coperte e tutto quello che può servire per attraversare questi momenti difficili. Negli ultimi tre mesi abbiamo consegnato 280mila kit di sopravvivenza. I kit contengono razioni di viveri che permettono a queste famiglie, fino ad un massimo di 6 persone, di sostentarsi per almeno un mese”.

 

Come sta reagendo la popolazione?

Chi scappa ha due alternative davanti a sé: o va nei campi di accoglienza o si rifugia nei villaggi limitrofi. È in questi ultimi che noi, come Croce Rossa, interveniamo. Bisogna ricordare che i primi a rispondere alla tragedia ed aiutare chi scappa dalle zone più immediatamente colpite dal conflitto, sono gli stessi abitanti di questi villaggi. Testimoniamo ogni giorno storie che riscaldano il cuore, di grandissima apertura e generosità. Famiglie che aprono le proprie case e danno a chi fugge tutto ciò di cui hanno bisogno nell’emergenza. Sono queste le persone che sono state maggiormente dimenticate fino ad adesso, ed è a queste persone che noi rivolgiamo principalmente la nostra azione. Inoltre, ci assicuriamo che le popolazioni di questi villaggi abbiamo accesso ad acqua potabile. Ad esempio, negli ultimi mesi abbiamo inaugurato un nuovo impianto di trattamento delle acque, oltre ad averne ripristinato 3 già esistenti, tutti nell’area di Ninive. Questi lavori permettono oggi di dare acqua potabile a circa 150mila tra coloro che vivono nei campi di accoglienza e nei villaggi limitrofi”.

 

Cosa fa CICR per garantire le necessarie cure mediche per le persone colpite?

“CICR ha sul territorio 4 Regional teams che forniscono servizi di chirurgia alle popolazioni locali; tre si trovano nel nord del Paese e uno direttamente sul fronte. Inoltre, supportiamo le strutture sanitarie locali (28 ambulatori e 15 ospedali), molte delle quali gravemente colpite durante gli scontri, come il Salam Hospital. In queste strutture portiamo tutto quello di cui c’è bisogno, dai medicinali alle attrezzature mediche, ai kit di formazione, a servizi di riabilitazione fisica, fino alla fornitura dei mobili necessari. Da ottobre ad oggi, abbiamo assistito 450mila persone”.

 

Esiste un problema di radicalizzazione dei minori in Iraq?

“È molto difficile rispondere ad una domanda di questo tipo. È chiaro che bambini che sono stati privati per anni di scuola, musica o che sono stati esposti ad un indottrinamento oscurantista possano eventualmente sviluppare una radicalizzazione. Allo stesso tempo, è impossibile dal nostro punto di vista determinare quanto e in che misura questa minaccia sia effettivamente reale. Noi siamo attivi nei centri di detenzione dove molti minori stanno scontando pene in Iraq. Abbiamo visitato circa 42mila detenuti negli ultimi mesi, molti dei quali di minore età. Ci assicuriamo che questi ragazzi, a prescindere dal crimine commesso, ricevano un trattamento umano e adeguato e che abbiano un iter giudiziale il più possibile spedito. L’umanità di trattamento è un primo passo per evitare la radicalizzazione di questi ragazzi”.

 

Una volta terminato il conflitto, quali interventi saranno necessari?

“Noi, come CICR, ci occupiamo soprattutto delle situazioni più urgenti e pericolose. Nonostante non sia il nostro focus primario, nel lungo temine ci assicuriamo che le famiglie estese che si stanno creando a causa del conflitto abbiano i mezzi necessari per poter continuare a fornire accoglienza. E che le famiglie accolte continuino ad avere accesso a un’abitazione e servizi dignitosi. Per quanto riguarda i bambini, questi hanno sofferto incredibili violenze, fisiche e psicologiche. Bambini che non hanno avuto e non hanno ancora accesso ai servizi più basici; che non hanno avuto la possibilità di andare a scuola per più di due anni. Parliamo di cicatrici che necessitano di molto tempo prima di poter rimarginarsi del tutto. Ma non bisogna dimenticare la forza dei bambini. Nonostante le atrocità vissute – e noi lo vediamo tutti i giorni – questi bambini hanno ancora la voglia di sorridere e di giocare. E da lì che dobbiamo ripartire” (di Pierpaolo CAPALBO).

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