L'Opinione
1 Febbraio 2014

Adolfo Rossomando – L’immaginario del circo al servizio dei bambini e del loro benessere

Logan Laplante, Jacob Barnett… giovanissimi conferenzieri al TedxTeen, sono la dimostrazione più sorprendente – e disarmante! – di quanto le nuove generazioni possano contribuire allo sviluppo della società. Una generazione di eroi, giovanissimi illuminati talenti che puntano il dito e parlano al mondo enfatizzando il ruolo educativo della creatività e la ricerca della felicità… Agli antipodi culturali e geografici di questi ragazzi, che hanno avuto la fortuna, il dono, di sviluppare appieno i propri potenziali, troviamo sterminate legioni di bambini la cui vita trascorre nell’indigenza, relegata nelle periferie del mondo o delle grandi metropoli. E’ proprio in questi territori che da circa un trentennio, e con sempre maggiore densità, la pratica delle arti circensi, dopo essersi affermata sui grandi palcoscenici come linguaggio artistico contemporaneo, è riuscita ad offrire a migliaia di bambini e ragazzi un valido percorso di crescita ed emancipazione. Recenti dibattiti, seminari e scambi a livello internazionale, oltre a ricerche nel campo educativo, antropologico e sociologico, approdati alla recente costituzione del Global Institute of Circus Studies, sottolineano i diversi modi in cui la pratica del circo contribuisce alla crescita personale, al rafforzamento della fiducia in se stessi, alla libertà di espressione e al benessere psico-fisico, creando così le basi per collaborazione, coesione, solidarietà, rispetto e lavoro di equipe. Privilegiando gli strumenti del gioco e della creatività, i progetti di circo vengono utilizzati efficacemente per promuovere la riconciliazione tra gruppi in conflitto, ridurre la paura, costruire legami basati sulla fiducia e trasformare la percezione del disagio e della vulnerabilità giovanile all’interno della comunità. Il circo e le sue discipline diventano così uno strumento per appropriarsi di mezzi artistici e espressivi, essere attori della propria vita, consapevoli del proprio corpo e del proprio ruolo all’interno di un gruppo o di una comunità, esprimere se stessi ed essere più creativi. Perchè, come ci ricorda Michel Lafortune – direttore del dipartimento del Cirque du Monde/Cirque du Soleil – «Non vogliamo re-inserirli, vogliamo anzi che la loro marginalità contribuisca ad arricchire il tessuto sociale, devono solo apprendere un linguaggio che gli permetta di farlo e il circo, come la danza, il teatro o altro, sono uno strumento che gli consente di relazionarsi con il mondo degli adulti con un’esperienza diversa. E alla società chiediamo di venire ed ascoltarli, percepirli in modo diverso da come hanno fatto finora»“.

Adolfo Rossomando – Presidente Associazione Nazionale Giocolieri e Dintorni

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