L'Opinione
23 Giugno 2016

Alessandra Pavani – Combattere la povertà tornando alle origini della relazione d’aiuto

Dare una nuova direzione al welfare in risposta alla povertà delle famiglie in Italia è un obiettivo importante e urgente, ma anche complesso, richiede una chiara visione e la volontà di creare le condizioni necessarie ad una sua efficace realizzazione. La conferenza Combattere la Povertà con le Famiglie. Verso un nuovo welfare di aiuto a Milano il 19 maggio ha costituito un’occasione per discuterne con i suoi illustri ospiti.

La necessità di intervenire in modo strutturale in materia di contrasto alla povertà anche nel nostro Paese è maturata grazie a diversi fattori. Hanno contribuito la voce dell’Europa, degli esperti, dell’advocacy individuale e di rete delle organizzazioni attive nella lotta alla povertà, di fronte ai dati in continua crescita dal 2007 e all’inefficacia delle nostre politiche frammentarie e di matrice “assistenziale”.

Si è finalmente raggiunta una visione comune sull’approccio da adottare. E’ un punto di partenza, in quanto la visione può diventare generativa solo grazie a una strategia dettagliata e condivisa, a un “kit” di strumenti che ne permettano una reale realizzazione su tutto il territorio ed a risorse adeguate a sostegno.

Ben venga una misura nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale in via di definitiva approvazione, ma occorre ancora lavorare molto. Contiamo che la forma finale del Disegno di legge delega 3594 in valutazione in Parlamento possa tenere conto di tutti gli aspetti sensibili della questione.

Il piano che parte quest’anno interessa una parte minoritaria delle famiglie con bambini in povertà assoluta, ma tutte queste famiglie dovranno essere raggiunte e così tutte le persone in povertà assoluta. Sarà quindi necessario prevedere una estensione progressiva degli investimenti, ma dipenderà anche dai risultati degli interventi in essere.

Occorre infatti imparare a misurare e valutare i benefici delle azioni messe in campo, occorre accertarsi che il nostro aiuto realizzi il risultato del progetto voluto dalla famiglia, con ricadute positive anche oltre i confini familiari.

E’ una grande sfida, moltissimi territori sono lontani dall’essere pronti ad affrontarla in quanto la dote economica a disposizione degli enti locali per mettere l’infrastruttura organizzativa e professionale nelle condizioni di partire adeguatamente non è sufficiente. Le risorse europee verranno in aiuto, ma sarà necessario avere una misura chiara delle ulteriori risorse necessarie da generare, nel contempo bisognerà diventare più bravi a gestire i limiti, trasformandoli in opportunità.

I servizi sociali rappresentano il cuore dell’investimento per la realizzazione di questa misura nazionale. Il ministro Giuliano Poletti, in uno scambio che ho avuto nel corso di un incontro, li ha definiti “quella infrastruttura permanente, senza la quale non riusciremo a cogliere il risultato desiderato”.

La realtà è che gli assistenti sociali sono in grande difficoltà nel loro nobile compito di dare risposta ai bisogni della popolazione. E’ davvero un nobile compito. Il Codice deontologico dell’assistente sociale ci ricorda che “la professione è al servizio delle persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo; ne valorizza l’autonomia, la soggettività, la capacità di assunzione di responsabilità; li sostiene nel processo di cambiamento, nell’uso delle risorse proprie e della società nel prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio e nel promuovere ogni iniziativa atta a ridurre i rischi di emarginazione”.

Il nucleo è questo. La strategia nazionale di contrasto alla povertà cerca la sua forza tornando alle origini della professione che incontra ogni giorno la popolazione in povertà: essere al servizio della valorizzazione della persona e delle sue competenze personali, risvegliandone la consapevolezza e favorendone l’autonomia e la partecipazione, in quanto soggetti attivi del progetto di aiuto e protagonisti del proprio cambiamento. Una forza che va aiutata ad esprimersi.

Alessandra Pavani – Responsabile Ricerca e Advocacy Fondazione L’Albero della Vita

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