L'Opinione
26 Settembre 2014

Alex Zanotelli – Le sfide educative dell’infanzia tra reale e virtuale

“Vorrei stimolare una considerazione sulle sfide educative che le problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi pongono all’attenzione degli adulti. Bisogna chiaramente distinguere tutta una serie di realtà, una cosa sono i ragazzi e le ragazze che vivono in situazioni di povertà o di emarginazione, altri sono i ragazzi ricchi. Sono realtà molto diverse. Oggi poi c’è un’altra problematica ancora più grande, laddove i ragazzi vivono in buona parte nel virtuale, un’altra questione altrettanto seria. Penso che la cosa più importante per loro sia aiutarli ad incontrare realtà che non siano virtuali, realtà reali di sofferenza umana, di emarginazione; penso che questo sia uno dei pochi modi per aiutarli ad uscire da questo mondo del tutto digitale.

Se per i ragazzi che vivono in contesti emarginati risulta evidente che loro osservano molto le persone adulte, i comportamenti, l’impegno, la testimonianza, lo stile di vita, abbastanza difficile invece è parlare ed avere un rapporto sincero con i ragazzi che vivono in ambiente borghese; talmente abituati ad uno stile di vita complesso ed articolato che è molto difficile smuoverli, rimetterli in discussione, essi sono comodi ma non sono felici.

Difficile quindi trovare una risposta unica per le esigenze di questi ragazzi. Io ritengo fondamentale parlare di questo tipo di società complessa, per aiutare i giovani soprattutto ad avere una spiritualità, perché se non hai un minimo di spiritualità, e non parlo solo di spiritualità cattolica ma di valori, è davvero difficile innescare un cambiamento; molti giovani non possono godere di passaggi fondamentali per la loro crescita.

Il bene non si può imporre, sennò diventa “dittatura del bene, frutto del male”, perché il bene è qualcosa che ti deve arrivare. Ecco la conversione. Lo sto vedendo in famiglie che hanno determinati valori e certi stili di vita che si ritrovano insieme, per esempio una volta a settimana, ogni quindici giorni, con i loro ragazzi; per cui i ragazzi di una famiglia per esempio vestono griffato, si incontrano con i ragazzi che invece non hanno lo stesso stile di vita ed ecco che si entra in scena, che avviene il contagio, ciò mette in crisi e ci si domanda perché l’altro sia più felice pur avendo meno: è in questo senso che bisogna ragionare.

Sul virtuale penso che oggi una delle cose con cui bisogna giocare molto con i ragazzi è sporcarsi le mani, nel senso di lavorare la terra, sudare, cioè farli lavorare: ciò li aiuta molto a chiedersi ma io dove vivo? Qual’è la realtà? La concretezza è altro dal virtuale, anche questo secondo me può essere un buon inizio.

La cosa fondamentale potrebbe consistere nel partire dalle famiglie, che devono invitare i ragazzi a spegnare innanzitutto la televisione e lentamente, anche le scuole, aiutarli a leggere, essendo queste ultime delle agenzie educative. I ragazzi, più si innamorano della lettura, più c’è la possibilità che si verifichi il cambiamento, perché la lettura ci porta a reagire, mentre la televisione è pura passività. Invece l’obiettivo deve essere fare ricerca, trovare la verità, cercare di capire. Per il bene dei più giovani, che sono il bene stesso dell’umanità”.

Alex Zanotelli – missionario comboniano pacifista

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