L'Opinione
24 Marzo 2017

Antonio Ilic Vitolo – Bimbi digitali e storie di carta

Quando mi dicevano che fare il genitore è un mestiere difficile, non capivo, almeno non fino in fondo. Leggevo questa frase come una lamentela di attempati signori che non avevano la grinta di costruire un dialogo con i propri figli. Ora di figli ne ho due: Luca 20 mesi e Diego che viaggia verso i quattro anni. Nonostante la carriera da papà sia iniziata da relativamente poco, mi rendo conto che quella frase è efficacemente vera. Da genitore mi trovo ad affrontare sfide mai contemplate, barricate ideologiche e certezze cadono dopo mix ben fatti di sorrisi e lacrimoni. Una delle “battaglie” che io e Francesca (mia moglie) ci troviamo ad affrontare è quella per un equo uso della tecnologia e dei numerosi device che ci ritroviamo in casa: naturalmente per Diego il senso della parola “equo” non corrisponde con il nostro.

A spaventarci non è il fatto che i nostri figli usino lo smartphone, il tablet o il laptop (alla stessa età in cui noi avevamo problemi con la plastichina) ma la dimensione di isolamento nella quale si cade durante il loro uso e, soprattutto, il rischio di abituarsi ad essere consumatori voraci e passivi di montagne di contenuti, spesso vuoti, rilasciati a cascata da youtube o dailymotion. D’altronde come possiamo noi adulti insegnare il giusto uso della tecnologia quando il nostro sguardo cade maniacalmente e con frequenza inquietante sul display “retina” dell’iphone?

Una “illuminazione” la ebbi circa un anno fa quando ritornando a casa trovai le luci di casa spente, mia madre ed i miei figli stavano giocando al teatro delle ombre e per farlo avevano utilizzato la torcia dello smartphone che Diego voleva a tutti i costi per vedere i suoi video. Mi ha sorpreso come i piccoli fossero presi dalla situazione ed ignorassero la presenza dell’ambìto telefono a portata di mano. Dobbiamo imparare a distrarci dalle distrazioni per passare del tempo di creatività e collaborazione con i nostri figli. La tecnologia deve essere un abilitatore di relazioni vere ed autentiche. Da quel giorno con alcuni amici designer (Marianna e Rodolfo) ho portato avanti un percorso di ricerca sul tema della tecnologia e della narrazione che ci ha portato a sviluppare un prodotto “cartonato” di teatro delle ombre per lo smartphone, Cartoo. Il progetto ha l’obiettivo di stimolare una percezione diversa del “telefonino” e una collaborazione tra grandi e piccoli nella creazione di storie, una rinuncia di entrambi allo smartphone per investire il tempo in un’azione creativa.

I laboratori che stiamo realizzando ci stanno sorprendendo per come i piccoli si appassionino alla rappresentazione delle storie con la proiezione delle ombre, ma soprattutto alla fase della creazione delle stesse caratterizzando i personaggi, costruendo intrecci e trame con il piglio degli sceneggiatori. In questa dimensione si riscoprono protagonisti attivi nella narrazione dimenticando l’effimera banalità dei “video correlati”.

Da genitori, da adulti,  dobbiamo sforzaci di utilizzare la tecnologia in maniera abilitante; lo smartphone utilizzato come babysitter per i piccoli o badante per gli adulti è un’offesa alla nostra intelligenza e alle potenzialità della tecnologia. La tecnologia giusta per i nostri piccoli è quella che aiuta a creare, scoprire e stabilire relazioni autentiche, che valorizza il tempo aiutando a guardare il mondo oltre il monitor“.

Antonio Ilic Vitolo – genitore e ideatore Cartoo

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