L'Opinione
1 Ottobre 2014

Barbara Terenzi – Nutrire i giovani, energia per la vita

“Dal 1945, con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, si è aperto un lungo percorso per la costruzione di quella architettura dei diritti umani auspicata che avrebbe dovuto garantire all’umanità un’esistenza di pace, di rispetto reciproco e di costruzione di un mondo migliore per tutti. Vari sono stati gli strumenti internazionali man mano elaborati in questa direzione e di particolare importanza è stata la Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia. Questa, integrata da successivi strumenti ad hoc, ha segnato un caposaldo nel riconoscimento dei diritti in capo a bambini, bambine e giovani.

E’ innegabile che questo abbia contribuito a far sì che oltre ad una nuova sensibilizzazione dei governi e delle persone davanti ad essi, alla scoperta del fatto che anche bambini, bambine e giovani non solo avessero una voce, ma anche spesso una visione della realtà enormemente più fresca e libera da pregiudizi; fatto questo che può dare un significativo contributo alla costruzione di una società più giusta ed equa.

Un ulteriore elemento ha contribuito ad una nuova visione delle dinamiche globali: la consapevolezza che i diritti umani, tutti nel loro insieme, partecipano alla costruzione della vita sociale. Quindi, guardare agli accadimenti, nel bene e nel male, senza tener conto che il rispetto e la tutela di tutti i diritti di tutte le persone, al di là dei luoghi di appartenenza, della età e del ceto sociale, significa costruire un mondo sbilanciato dove le ripercussioni sono sinergiche e producono effetti a catena nel tempo e contigui.

Appare così evidente come guardare ai giovani, ai bambini e alle bambine con una apertura e capacità di
ascolto rappresenti una risorsa ed un potenziale straordinario. Questa posizione di attesa era ben chiara già alla fine dell’800 a Don Bosco quando iniziò la sua opera straordinaria a favore dei bambini, delle bambine e dei giovani vulnerabili all’interno di una società molto poco attenta e in grado di vedere la enorme perdita che tutto questo costituiva.

Oggi lo scenario si è andato modificando, si parla, ci si illude di essere stati fautori di questa rivoluzione, di essere stati capaci di mettere al centro i “piccoli” uomini e le “piccole” donne, ma ancora in quante situazioni li ritroviamo in prima linea fra i più sofferenti, i più abusati? Basti pensare ai bambini in situazione di conflitto, ai minori non accompagnati che giungono nei nostri paesi cosiddetti “civili”, alle tante bambine che ancora oggi subiscono mutilazioni dei genitali, ai matrimoni precoci, all’esclusione dall’accesso all’educazione primaria e infine ai bambini, alle bambine e ai giovani vittime di sfruttamento nel mondo del lavoro, il fenomeno della schiavitù, il traffico di organi.

Si è avanzato dunque sul percorso di costruzione di una società equa e rispettosa dei diritti di tutti? La risposta e evidente! In questa direzione il VIS – insieme alla Famiglia salesiana – ha raccolto l’impegno di Don Bosco e, con il suo esempio e insegnamento, ha continuato a credere e a guardare ai giovani come la più straordinaria risorsa per un mondo migliore. Attraverso l’amore e l’attenzione verso i giovani, considerati nella loro interezza, progetti di educazione e di recupero sono portati avanti in oltre 132 paesi. Si tratta di azioni che vogliono recuperare tutti quei giovani che per varie ragioni hanno avuto minori opportunità e, per questo, si ritrovano in situazioni di rischio e sofferenza. Il lavoro portato avanti è uno sforzo che si compone di molteplici elementi, dove educazione è qualcosa che avvolge e accompagna il giovane in tutte le sue componenti. Il gioco, lo studio, la vita quotidiana sono allora tutti elementi centrali che ruotano intorno alla prevenzione, perno portante di una nuova visione, che tende inoltre a fare in modo che essi prendano in mano la loro esistenza, accompagnati amorevolmente nella costruzione di una cittadinanza attiva.

Si realizza così quel motto “nutrire i giovani, energia per la vita” che è la nostra rilettura del motto adottato da Expo Milano 2015 per contrastare la fame e la povertà nel mondo”.

Barbara Terenzi – Responsabile Diritti Umani & Advocacy VIS

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