L'Opinione
16 Novembre 2016

Carlo Stasolla – Uscire per sognare: ridare speranza ai figli delle baraccopoli

“Non mi piace stare qui, è sporco, ogni tanto passa qualche topo. È meglio la casa del campo”. Sono le parole di un bambino, uno dei circa 20 mila minori rom che in Italia vivono in condizioni di estrema povertà, all’interno di insediamenti formali (progettati e gestiti dalle istituzioni) o informali (creati spontaneamente dalle persone che vi abitano).

In entrambi i casi il degrado, le condizioni igienico-sanitarie allarmanti, l’isolamento e l’assenza di spazi per lo studio o il gioco sono solo le difficoltà più evidenti che un bambino delle baraccopoli si trova ad affrontare quotidianamente. I dati statistici condannano l’esistenza di questi minori fin dalla nascita: in un caso su 5 un bambino rom in condizioni di povertà non inizierà mai il percorso scolastico, solo l’1% arriverà a frequentare le scuole superiori e un numero prossimo allo 0 rappresenta la possibilità di questi minori di accedere all’Università.

A Roma circa 4100 minori rom vivono in baraccopoli. La povertà e l’esclusione sociale segnano in maniera indelebile la loro vita e, di fatto, impediscono il godimento dei diritti sanciti dalla Convezione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza la cui ratifica si celebra il 20 novembre nella Giornata Internazionale dedicata. In occasione di questa giornata, Associazione 21 luglio ha edito un breve rapporto – “Uscire per sognare. La condizione dell’infanzia rom in emergenza abitativa a Roma” – che spiega attraverso i dati come questi minori siano decisamente lontani dalla fruizione di quei diritti sanciti dalle Nazioni Unite con la firma della Convenzione nel 1989. Sono bambini a cui hanno strappato i sogni. Il sogno di vivere in una casa, di andare a scuola, di non essere vittima di sgomberi forzati, di godere di buona salute.

I “figli delle baraccopoli” sono generazioni di bambine e bambini nati e cresciuti all’interno dei “campi”, segregati in queste istituzioni totali perché “colpevoli” di essere rom. A loro dobbiamo restituire il passato, il presente e il futuro. Ma soprattutto è importante metterli nelle condizioni di tornare a sognare, e uscire dai “campi” è il primo passo per lasciare che questi minori e le proprie famiglie riprendano in mano le loro vite. Uscirne per tornare ad avere desideri e aspettative nel futuro. Uscirne per sognare.

Carlo Stasolla – presidente Associazione 21 luglio Onlus

Tutte le opinioni

Vedi tutti
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.
OK