L'Opinione
20 Marzo 2015

Cristina Loglio – Educare all’immagine stimola la crescita personale dei ragazzi

Qualche anno fa, avendo frequentato festival in tutto il mondo, perché lavoravo per RAI Educational, e potevo quindi con i colleghi internazionali mettere a confronto le produzioni dedicate alla scuola ed in particolare all’educazione all’immagine, mi sono convinta che la produzione video è lo strumento forse più adatto alla crescita personale dei ragazzi, i quali oggi, nella sfrenata voglia di raccontare il proprio mondo, hanno certamente più dimestichezza con le immagini che con le parole.

In particolare, questa modalità sembra confacente ai ragazzi che non hanno familiarità con le parole e che conoscono poco la lingua o comunque che non amano scrivere per esprimere se stessi, e ciò sembra che accada soprattutto in contesti socioculturali di media emarginazione.

Raccontare la propria vita, la propria storia con le immagini, con un video, è diventato un modo molto diffuso per affermarsi, per ritrovare anche la stima e la fiducia in se stessi. C’è quindi una componente psicologica evidente correlata alle professioni del video, anzitutto in questa declinazione. I ragazzi oggi usano i cellulari e i tablet in modo appassionato e capace, e sono in grado di creare piccoli video che, se spronati da mentori o accompagnatori su questo sentiero di crescita, possono facilmente esprimere un completo processo narrativo. In questo senso, i ragazzi studenti, singolarmente o come classe, possono essere messi in contatto con esperti in materia, così da scatenare, in verità, uno scambio reciproco delle esperienze, da ambo i lati, secondo la logica di una produzione comune, che ha a che fare naturalmente con l’insegnamento ma che si arricchisce, proprio per via della presa tecnica, di un valore di elevazione culturale e di sapienza, proprio nel senso del saper fare, che al ragazzo perviene dall’esperto adulto. Il mentorato è così applicato alla produzione audiovisiva, dove appunto lo studente minore riconosce nel mentore una qualità tecnica che può trasformare le sue idee in immagini, ed inoltre può insegnargli a farlo da solo, mentre il mentore riceve dal ragazzo quell’enorme carico di energia vitale e storie inedite che mettono in moto la macchina di immaginazione per eccellenza, il cinema.

Il festival che dirigo, YouFilmaker, ha infatti un’importante componente di mentorato e alla sua prima edizione è centrato su cinque temi importanti, trattati dai ragazzi in audiovisivo, quindi interiorizzati dagli stessi attraverso l’uso della tecnica e poi riportati fuori ad uso e consumo dei loro coetanei, certo, ma anche degli adulti, perché sono valori che non hanno età: migrazione, pace, sviluppo sostenibile, conoscenza, diversità culturale. Il progetto è infatti centrato su un’attività di produzione, interazione e valutazione di audiovisivi realizzati da studenti e da giovani professionisti.

Da tutto il mondo ci sono arrivati moltissimi prodotti, davvero interessanti, il che dimostra quanto ora affermato su bontà e diffusione dell’uso del mezzo audiovisivo, per un più ampio e profondo percorso di crescita personale dei ragazzi in età scolare. Tre sono state le categorie di collocazione dei prodotti: la prima delle scuole, dove classi intere ovvero miste hanno lavorato alla produzione di video; la seconda dei giovani professionisti, i quali, avendo già la formazione necessaria, hanno prodotto brevi video più strutturati; la terza per le scuole della Campania, che hanno ricevuto una dote particolare: pre-iscritte un anno fa, hanno avuto così l’assistenza tecnica di esperti proprio in qualità di mentori.

Su tutto ciò spicca la ricerca di carattere psicologico che la Sapienza ha svolto, dal grande merito di far emergere, ancora, particolari vantaggi relazionali e dinamici tra minori e adulti. Oltre la Sapienza, tra gli stimati partner abbiamo “Cineama”, distributore del miracolo di produzione a basso budget ma ad alta audience, potrei dire, che racconta come un gruppo di volontari italiani impegnati nell’accoglienza di rifugiati politici siriani decide di accompagnarli oltre le frontiere, in modo che possano registrare il loro arrivo in Europa nel paese che desideravano raggiungere, ossia la Svezia, che ha una legislazione in materia particolarmente favorevole. Ecco, “Io sto con la Sposa”, per il carattere, la straordinaria forza di coproduzione dal basso ed il pubblico misto ed ampio che già ha raggiunto e che raggiungerà, rappresenta a mio avviso uno dei casi attuali più convincenti di comunicazione creativa di elevatissimi valori, che proprio ai più giovani, ai ragazzi, ai più piccoli, se partecipi attivi di questa visione, può far giungere messaggi di cooperazione ed integrazione e stimolare la migliore crescita nel loro e nel nostro immediato futuro”.

Cristina Loglio – direttore YouFilmaker Festival internazionale del corto giovanile

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