L'Opinione
30 Ottobre 2014

Davide Sacchelli – Stiamo maltrattando il futuro dell’umanità?

“Esistono innumerevoli sottili forme di maltrattamento dell’infanzia che superano di gran lunga, nei numeri e negli effetti, il più comune maltrattamento fisico.

Tutti sanno che i bambini di oggi saranno gli adulti di domani. Saperlo non implica però esserne davvero consapevoli; basta osservare qual è il trattamento che il mondo degli adulti riserva oggi al mondo dei bambini. L’infanzia rappresenta soprattutto un settore di mercato; probabilmente uno dei più importanti. I bambini e i ragazzi sono diventati, nella nostra società e nella percezione di noi adulti, degli ottimi acquirenti, un target meraviglioso per la distribuzione di programmi televisivi, videogiochi, smartphones e altri prodotti di intrattenimento.

Stiamo parlando di forme di intrattenimento che consistono nel rapire l’attenzione del bambino e proiettarlo in mondi virtuali entro i quali rischiano di rimanere intrappolati per moltissime ore al giorno in uno stato semi-ipnotico. Lo stesso fenomeno, del resto, sta capitando agli adulti: non siamo più noi ad utilizzare la tecnologia, è bensì la tecnologia che usa noi, a vantaggio di chi da questa situazione riesce a ricavarne profitto. Chi si occupa di psicologia conosce bene le conseguenze di questa situazione: isolamento, impoverimento delle capacità di entrare in relazione, costruzione di identità virtuali sostitutive tramite, ad esempio, l’uso intensivo dei social network in vece delle interazioni dirette tra le persone. Inoltre fenomeni di dipendenza, a volte gravi.

Esistono molte forme di maltrattamento particolarmente sottili ed elusive; elusive perché sotto gli occhi di tutti. Ed è noto che il modo migliore di nascondere qualcosa è renderlo pubblico. Un’altra di queste sottili forme di maltrattamento dell’infanzia consiste nella iper-protezione che è oggi riservata ai bambini di tutte le età. Parlo per conoscenza diretta della sola situazione italiana, ma sospetto che questo fenomeno possa trovarsi in forme simili anche in altri paesi europei. Siamo continuamente sollecitati, soprattutto dai media, nella percezione di una pericolosità ambientale via via crescente. Le trasmissioni televisive che parlano di fenomeni di violenza sociale efferata stanno moltiplicandosi perché, facendo leva sulla paura e su un morboso senso voyeristico proprio degli individui, producono alti livelli di audience. I genitori di bambini in età scolare sono sempre di più portati a credere che sia necessario un alto livello di assistenza e protezione rivolta ai figli, e questo inevitabilmente ostacola la loro crescita. A scuola, ad esempio, come gli psicologi sanno, oggi esistono un discreto numero di rischi apparentemente del tutto inesistenti fino a solo vent’anni fa: il bullismo, il cyberbullismo, l’iperattività, i disturbi dell’apprendimento, le diverse forme di dislessia, i disturbi alimentari. Tutti fenomeni che sono sempre esistiti ma che, da vent’anni a questa parte, hanno ottenuto una denominazione e hanno cominciato a diventare più reali. Anche qui, la tendenza è quella di deresponsabilizzare il bambino e andare a restituire le responsabilità dei diversi fenomeni alle famiglie e ai loro genitori. Spesso un’eccessiva medicalizzazione di fenomeni “normali”, inoltre, rende gli stessi impossibili da superare perché visti da tutti come forme di malattia o deficit interni all’”organismo psichico” del bambino.

Se è vero che non abbiamo una “memoria storica” sufficientemente buona, è altrettanto vero che, similmente, non abbiamo una sufficiente percezione prospettica e orientata al futuro; come se non fossimo padroni delle conseguenze di quanto facciamo. Tutto quanto sembra esaurirsi nel “qui e ora” senza una concezione chiara dell’elemento temporale e della vacuità della nostra permanenza. I bambini di oggi sono gli adulti di domani e sono il futuro dell’umanità. Mi sembra però che pochissimi siano davvero in grado di accorgersene”.

Davide Sacchelli – Presidente ASP Associazione italiana Psicologi

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