L'Opinione
14 Novembre 2014

Donato Trepiccione – L’inclusione sociale di bambini diversamente abili

Era la scorsa estate quando ho conosciuto Anne Mascart e suo marito Claudio Migliore, due miei concittadini che mi hanno presentato Giulia, la loro figlia, che di lì a poco avrebbe compiuto il suo 18° anno di età, una ragazza molto speciale…

Sono il presidente dell’Associazione Onlus “Ciò che vedo in Città – Italia”, un’associazione che si occupa a 360 gradi di mettere in evidenza le carenze e le eccellenze territoriali di ogni genere e che non manca di dare sostegno ai più deboli attraverso progetti e iniziative, e quell’estate, come le altre due precedenti, ero impegnato insieme al mio fedele staff nell’organizzazione dell’ormai consueta biciclettata estiva a Santa Maria Capua Vetere, che contava ormai migliaia di partecipanti ogni giovedì.

Dato l’enorme successo e la grande partecipazione all’evento estivo, i genitori di Giulia, una giovane sammaritana diversamente abile e aggiungerei “adorabile”, durante il nostro incontro, manifestarono il loro desiderio di vedere la loro figlia in qualche modo coinvolta nella manifestazione, poiché assisteva ogni giovedì dal suo balcone alla sfilata delle numerose biciclette scampanellanti che avanzavano in un grande corteo a carattere ecologista e a sostegno della mobilità ciclabile e sostenibile.

Giulia, un angelo in carrozzina, “doveva – pensai – avere la possibilità insieme a tutti gli altri di poter sfilare in sella alla sua bici” – Un progetto davvero ambizioso, ma per il quale ci attivammo da subito cercando di coinvolgere esperti che potessero aiutarci nella realizzazione di una bici ad hoc.

Non era una cosa semplice, e questo lo capii molto presto.

All’interno dell’Associazione c’è anche Luca, diversamente abile, pensai di poter far felice anche lui, e allora con Filomena, la sorella di Luca, e Alessandra, segretario dell’Associazione, compagna di vita e spalla forte in tutte le attività che porto avanti, cominciammo a lavorare al progetto. 

Non pochi problemi abbiamo dovuto affrontare e non pochi ostacoli superare ma, si sa, il tempo è cosi fugace che quasi ti avvolge in una morsa soffocante… Soffocante e opprimente come la sensazione che abbiamo avuto alla notizia che la malattia di Giulia era degenerata.

Giulia stava per lasciarci e stava per lasciare questo mondo fatto di inutili burocrazie, mille impedimenti e innumerevoli barriere contro le quali ha dovuto combattere una vita intera attraverso la voce, la forza e il coraggio dei suoi cari….

Non ce l’abbiamo fatta, non siamo riusciti a realizzare il sogno di Giulia, è volata in cielo in sella alla sua carrozzina come un angelo, il destino ha fatto sì che ci conoscessimo troppo tardi per poterle donare un sorriso ed è da qui che Anne e Claudio decidono di non mollare ancora… Noi decidiamo di non mollare ancora e di far prendere una piega diversa al progetto e pensare a qualcosa che potesse, invece, rimanere stabile e visibile e che potesse essere a disposizione, sempre, di tutti i bambini diversamente abili che come lei non hanno avuto la possibilità di divertirsi su una giostra… un’altalena!

Tantissima voglia di fare, spiccatissimo spirito d’iniziativa da parte di tutti gli associati, ma il nostro progetto poteva rimanere solo un’utopia se non avessimo pensato ad una raccolta fondi da parte di tutta la cittadinanza e da parte di tutte quelle persone che hanno mostrato grande sensibilità e hanno creduto in noi.

Abbiamo stilato il progetto, abbiamo ottenuto il placet da parte dell’amministrazione comunale di Santa Maria Capua Vetere che si è resa davvero collaborativa e disponibile in tal senso, e abbiamo cercato di coinvolgere tutta la città attraverso la consegna di ben 56 salvadanai agli esercenti delle diverse attività commerciali della città.

Qualcuno non ci ha risparmiato il ben servito, chiudendoci la porta in faccia, ma molte, anzi tantissime porte si sono spalancate davanti alla nostra speranza e a quella dei genitori di questi bimbi speciali che desiderano l’inclusione sociale anche attraverso la fruizione di un parco giochi inclusivo, adatto quindi ai normodotati e non.

Inclusione sociale e pari opportunità fin da piccoli, grazie alla progettazione e realizzazione di strutture capaci di ospitare bambini con diversa abilità, questo il messaggio lanciato dalla nostra Associazione sempre attenta alle esigenze dei più deboli, un parco per i bambini può così diventare un parco “per tutti i bambini”.

Le donazioni sono arrivate e in tanti ci hanno spronato a continuare e a raggiungere la cifra sperata per l’acquisto della tanto agognata giostra… e con grande stupore abbiamo fatto la conta di tutti i salvadanai e abbiamo gioito per il risultato ottenuto! Una gioia immensa, un traguardo e un percorso difficile, ma pieno di soddisfazioni! L’impegno è stato premiato e la gioia di quei bambini che saliranno su quella giostra avrà un valore inestimabile.

Tutto ciò dimostra ancora una volta che le vere barriere architettoniche sono quelle che costruiamo nella nostra mente, quelle sono le più difficili da abbattere e sono i punti su cui devono lavorare le istituzioni e le associazioni mediante opere mirate di sensibilizzazione.

Si tratta della prima giostra per bimbi disabili del sud Italia ad essere inaugurata e rappresenta anche la testimonianza che insieme all’aiuto di tutti si può. Speriamo sia solo il primo passo per consolidare il processo di integrazione e uguaglianza di tutti i bambini”.

Donato Trepiccione – presidente Associazione Ciò che vedo in città Italia

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