L'Opinione
2 Dicembre 2016

Elena de Filippo – Crescere insieme tra migrazioni e integrazioni

“É sotto gli occhi di tutti oramai come Napoli sia diventata una città multiculturale dove la presenza, sempre più consistente, di famiglie immigrate e di minori stranieri per la prima volta interroga, con nuovi bisogni e con istanze di cittadinanza, il sistema dei servizi e in particolare il mondo della scuola. Una scuola che, soprattutto in alcune periferie sociali e geografiche della città si caratterizza come l’unica istituzione che si fa carico dell’incontro tra popolazione italiana e nuovi cittadini.

Un universo quello dei minori di origine straniera fortemente variegato in termini di culture, modelli familiari, progetti per il futuro e, per questo, articolato nei bisogni e relazioni con il territorio: bambini, bambine, adolescenti nati qui o arrivati per ricongiungimento, a cui si aggiungono giovani migranti.

Una presenza, quest’ultima in forte aumento, di ragazzi (ma anche ragazze) che arrivano da soli – i cosiddetti “minori stranieri non accompagnati” – che impone una domanda di intervento specifico e urgente. Ragazzi che sentono in modo forte il peso e la responsabilità dell’investimento, non solo economico, che la loro famiglia ha posto sul loro percorso migratorio e che per rispettare tale impegno tendono ad assecondare processi di adultizzazione precoce e a privarsi del diritto alla relazioni, al divertimento, all’affettività. Ragazzi e ragazze che vivono quindi una condizione di precarietà dell’esistenza e mancanza di spazi, di uso positivo del tempo libero e di opportunità culturali, condizione che riguarda anche molti dei giovani e giovanissimi italiani che vivono nelle periferie, geografiche e sociali, della città.

Insomma, un insieme di questioni che segnalano con chiarezza come il tema dell’incontro, della relazione e della convivenza tra ragazzi italiani e ragazzi migranti deve diventare una delle priorità dell’intervento locale. Non solo per migliorare il loro benessere e per aumentare le loro chance di relazione e crescita, ma anche per aiutare l’insieme della comunità a innescare processi di convivenza civile e democratica. In particolare risulta evidente la necessità di costruire luoghi, accessibili e accoglienti, dove si possa sperimentare l’incontro tra culture differenti in un contesto positivo, centrato sia sul godimento di spazi di divertimento, socializzazione, offerta culturale, sia sulla messa a disposizione di opportunità formative, capaci di rafforzare le competenze di base e allo stesso tempo di offrire strumenti di alta professionalità. Luoghi che, soprattutto, si configurino come spazi sottratti alle fatiche e alle ansie di quotidiani difficili, fatti di impegni pesanti e spesso privi di momenti dedicati al divertimento, alle buone relazioni, alla curiosità di comprendere l’altro piuttosto che viverlo con diffidenza e potenziale allarme”.

Elena de Filippo, presidente Dedalus cooperativa sociale

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