L'Opinione
22 Gennaio 2015

Giuseppe De Stefano – Il lungo termine del soccorso per i bambini agiti dal terrore

“Alla luce degli ultimi eventi della cronaca internazionale, che narrano storie di bambini reclutati come kamikaze e ai quali viene inculcato l’impulso dell’odio, ci si deve chiedere quanto il sentimento dell’umanità riesca ad intervenire nella propria opera di soccorso e quanto questa riesca a rimanere integra di fronte all’imprevedibilità degli atti di terrore. Atti che vedono i bambini usati come mezzi e metodi di combattimento. In questi casi, l’operazione di soccorso ancora non c’è. Così come ancora non c’è l’operazione di soccorso ai migranti in giro per l’Italia, ovvero ai bambini che necessitano di aiuto. Il soccorso nei canoni di protezione civile, volendo fare un riferimento concreto, ha inizio soprattutto nel momento subito dopo il terremoto e consiste nell’assistere chi in questi eventi ha perso tutto. Salvare un bambino da una situazione del genere, e quindi dallo shock psicologico per la perdita di cari e punti di riferimento, fa parte dell’inizio del soccorso che si attiva a posteriori dell’evento stesso. Quindi, ciò che colpisce un minore migrante non è un terremoto che dura pochi attimi, bensì un percorso interminabile di miseria e crudeltà. È un trauma enorme e qui l’operazione di soccorso non si traduce nel recuperarli e collocarli in qualche famiglia o struttura, ma è piuttosto farsi carico del loro sviluppo. Esistono bambini e basta. Non c’è distinzione tra un minore italiano, yemenita, nigeriano. Sono tutti allo stesso livello ed hanno la delicatezza di un cristallo. L’operazione di salvataggio, per loro, consiste nel restituirgli la dignità, non nel porre il cristallo in un fagotto ma piuttosto di riportarlo a brillare, al fine di renderli anzitutto persone e successivamente adulti partecipativi nella società. L’utilizzo dei bambini per scopi terroristici è un gesto che lascia senza parole. Nelle operazioni di soccorso, lo è ancora di più, perché è inconcepibile il gesto di un uomo che usa un bambino per scopi terroristici. Parliamo di uomini che sono degli adulti deviati e che a loro volta deviano bambini che saranno i futuri adulti deviati. Bisognerebbe analizzare nel dettaglio le storie che hanno sulle spalle, questi uomini, e capire quante colpe si hanno anche da parte nostra, diremmo della nostra società. È come se fossimo delle spirali a scendere, che si autoalimentano in negativo, dove lo sforzo più grande dell’umanità deve essere quello di cercare di invertire questa spirale. Solo così potremo avere davanti a noi dei bambini con una coscienza diversa da quella dell’odio, che frequentino la scuola basata su principi e valori dell’educazione e della cultura, che siano partecipativi e che entrino nella società in tutto e per tutto. E qui entra in gioco anche il volontariato, che con la progettualità può essere un ottimo strumento per portare le persone ad uno sviluppo positivo con il fine di incentivare una società coesa che chieda la pace e non invochi la guerra per il riscatto dei popoli. Da spirale a scendere ad elica di sollevamento”.

Giuseppe De Stefano – Presidente CSV Napoli

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