L'Opinione
8 Ottobre 2014

Giuseppe Orefice – La scommessa della didattica rurale

“Il mondo della cucina e della tv ha scoperto di recente il potere dei piccoli chef in erba; è dunque davvero importante, oggi più che mai, restituire ai bambini la dimensione ludica e educativa che deriva dal prendersi cura della natura e contestualmente formarli al rispetto delle materie prime. Dirigo un’associazione che si chiama Agrigiochiamo e quindi l’aspetto ludico è assolutamente centrale nella nostra attività; però è anche vero che insegnare l’agricoltura comporta una dovuta rispondenza con la realtà o diventa tutto un gioco e non si comprende, e gli stessi bambini non capiscono, che c’è qualcuno che fa un lavoro duro per produrre un cibo.

Nelle nostre attività sviluppiamo un laboratorio pratico, due giochi, uno di conoscenza e uno di movimento, questo per esplorare anche intelligenze diverse, e poi c’è una parte che deve essere quanto più verosimile alla realtà. Ad esempio riproduciamo le fasi di creazione di un orto, in modo leggero e con tempi ridotti. Inoltre, proponiamo laboratori in cui i bambini preparano un succo di frutta seguendo tutte le fasi di un laboratorio artigianale. Mentre per la mia generazione sedersi in un prato era normale, per la generazione dei bambini d’oggi diventa una cosa più difficile. Non presentare il cibo come un prodotto finito e neanche in maniera spettacolarizzata ci serve perché notiamo che soprattutto nelle grandi città c’è uno scollamento tra luoghi di produzione del cibo e luoghi di consumo; infatti abbiamo scelto di fare le attività anzitutto nelle aziende agricole. Faccio un esempio rispetto agli allevamenti: oggi quasi nessun bambino immagina una fattoria. Se gli diciamo la parola “fattoria”, non la immagina come un allevamento che ha necessità produttive ma come un ambiente edulcorato in cui ci sono degli animali, ma non vedono la finalità produttiva.

Favorire il contatto dei bambini con le sementi e gli ortaggi “in divenire”, in generale, contribuisce allo sviluppo di un rapporto sano del bambino con gli ortaggi che poi troverà nel piatto. Se le brevi attività laboratoriali potranno essere proseguite poi a livello scolastico e a livello familiare, sicuramente ci sarà un’efficacia pedagogica maggiore”.

Giuseppe Orefice – presidente Agrigiochiamo, presidente Slow Food Campania

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