L'Opinione
20 Settembre 2014

Ivano Abbruzzi – Infanzia, bene comune

“Si chiude oggi, 20 settembre 2014, la Fiera dei Beni Comuni, iniziativa realizzata dal CSV Centro Servizi di Volontariato di Napoli e finalizzata a portare l’attenzione dei cittadini su ciò che di essenziale appartiene all’umanità, alla collettività e che cittadini e istituzioni sono chiamati a tutelare con senso di responsabilità e lungimiranza, al di là di ogni particolare interesse o circostanza. Piattaforma Infanzia, partner dell’iniziativa e del CSV, ha focalizzato l’attenzione sull’infanzia, bene comune.

Che l’infanzia sia un bene da tutelare è un fatto naturale, si può pensare. Una naturale evidenza per un individuo sviluppato che nell’incontro con un bambino è portato a sentire, con i propri sensi e nel suo cuore, la bellezza, la fragilità, la potenzialità che un giovane dona costantemente alla vita che lo ha partorito.

L’evidenza delle innumerevoli violazioni dell’integrità e dei diritti dei bambini in tutto il mondo e in ogni tempo ci insegna che non è proprio così: una parte di questo tutt’uno che è la nostra umanità è ben lontana dal comprendere tale chiarezza e lo sviluppo necessario per contenere i valori fondamentali sanciti dalle carte internazionali richiede ancora molto, molto impegno. Un impegno dove non possiamo che pensare ad una staffetta, ad un pezzo di strada in cui cercare di dare un contributo.

Che l’infanzia sia un bene comune è forse un’idea meno naturale. Siamo portati a pensare che i nostri figli siano una nostra responsabilità (e questo è sacrosanto), una nostra prerogativa, una nostra opportunità. Ma allargando lo sguardo, guardando con più attenzione la dimensione relazionale che ogni IO ha con l’insieme, le cose si fanno diverse: e non siamo qui semplicemente con l’idea di globalizzazione e con l’accorciarsi delle distanze che tecnologie e trasporti hanno reso possibile in questo tempo. Parliamo dell’intima relazione, che si palesa all’osservatore più attento, che ogni uomo ha con il passato, il presente, il futuro dell’umanità e del pianeta su cui abitiamo. In questo sguardo l’infanzia è un bene comune e ogni bambino manifesta in una straordinaria sintesi essenziale la storia dell’umanità, la verginità dell’attimo presente, la tensione verso un futuro glorioso. Un insegnamento vivo che i bambini sanno risvegliare sempre, quando gli rivolgiamo un’attenzione vigile.

Allora in questi giorni, alla Fiera dei Beni Comuni si è parlato molto di educare i giovani ai beni comuni: un tema importante quanto delicato.

Occupandoci da sempre in L’Albero della Vita dei temi dell’educazione, abbiamo più volte osservato che l’educazione è un’azione rivolta alla comprensione; e la comprensione è una dialettica attiva tra sapere ed essere, tra il trasferire una nozione e arrivare a percepirla a tutti i livelli, fino alle proprie cellule. E il livello cellulare prende un significato più autentico ancora, da quando le scoperte di Giacomo Rizzolatti sui neuroni-specchio hanno dato evidenza scientifica alla naturale capacità empatica dell’uomo.

Cosa stiamo dicendo? Che l’educazione ai beni comuni richiede lo stratificarsi di livelli di comprensione molto importanti. Chiamano in causa una dimensione etica ancora del tutto inusuale per l’umanità o almeno per la stragrande maggioranza di essa. Richiede l’educazione ad una consapevolezza dell’IO che sappia abbracciare lo sguardo di insieme, che possa scoprire attraverso la relazione e la comunicazione con l’ALTRO che egli è un altro IO: è l’empatia di Rizzolatti che ce lo spiega con un’evidenza sconcertante.

Questa sera scendendo dall’aereo ho visto una scena bellissima. Una donna, con una bambina così piccola da riuscire appena a camminare e un passeggino enorme, faceva una grande fatica a scendere dalla navetta dell’aeroporto. Un’altra donna si affianca, prende per mano la piccola e l’aiuta a scendere; la piccola si affida, come fosse la mano della sua mamma e, dopo un attimo, con uno sguardo di comprensione e gratitudine, ci si lascia con naturalezza.

Con queste donne possiamo iniziare a parlare di etica e di beni comuni perché la naturalezza delle cose è già presente e la porta verso un’umanità che si sviluppa si è letteralmente disserrata (estratto dall’intervento di apertura di Ivano Abbruzzi)”.

Ivano Abbruzzi – presidente Fondazione L’Albero della Vita e direttore Piattaforma Infanzia

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