L'Opinione
2 Aprile 2015

Luca Massaccesi – Lo sport e la consapevolezza di sè contro il bullismo

“L’esperienza dell’osservatorio nasce dall’estrazione culturale sportiva di alcune medaglie olimpiche e di altri atleti, convinti che un simile percorso educativo potesse monitorare la condizione dei minori ed offrire un concreto stimolo ai ragazzi, rivolgendoli al buon esempio di chi ce l’ha fatta a raggiungere in modo sano il proprio obiettivo di vita, in questo caso sportivo. L’idea è nata, dunque, da campioni dello sport per un confronto diretto, innovativo, veloce con i ragazzi delle scuole: pensiamo che la pedagogia del testimonial, infatti, sia una strategia di comunicazione efficace e empatica, finalizzata a raccontare ai ragazzi i percorsi costruttivi della vita, con lo sport come metafora della vita stessa, per una ragione di crescita. Qualità delle carriere che contribuiscono in qualche caso a contrastare un fenomeno invece così squalificante come il bullismo. Le ragioni dell’accostamento sono molto semplici: un giovane atleta per divenire un campione ha bisogno anzitutto di una cosa, della consapevolezza del proprio essere. E quali sono in effetti i contrasti, intralci, problemi che si possono incontrare su tale strada? Certamente, se un giovane atleta non ha un confronto con i propri istinti, con le proprie peculiarità, con se stesso in modo sano, non riuscirà mai a soddisfare tutto quanto gli consentirà di diventare campione. Perché lo sport può essere costruttivo in un percorso di crescita? Perché esige serietà, perché permette di creare, prima di un campione, un uomo, nella stessa modalità del giovane che si affaccia alla vita. E, in questo senso, se un giovane non riesce a capire quali sono i suoi punti di forza e quali i suoi punti di debolezza, difficilmente potrà avere una crescita equilibrata. Tra i disagi dei ragazzi di questo tempo, c’è proprio la mancanza di consapevolezza di se stessi, del proprio essere, ed infatti ricercano strategie di fuga dal problema, che permettano loro di divenire leader del proprio gruppo attraverso l’esercizio, ad esempio, del bullismo. Parliamo di prevaricazione sugli altri, in effetti. Vogliamo far capire ai ragazzi che si può divenire leader, ci si può affermare, partendo dal concetto opposto del bullo, e cioè forti e consapevoli dei propri mezzi allenati con sacrificio, ma costruendo tutto sulla disponibilità verso gli altri. Possiamo pensare, ecco, che una maggiore e migliore intensità sportiva, di educazione allo sport, in questo senso, possa nel tempo mitigare fenomeni antisociali come il bullismo. In Italia, purtroppo, c’è scarsa cultura dello sport e quindi scarsezza di esercizio verso noi stessi, da parte dei ragazzi in primis; lo sport è quel viatico utile ad aumentare la consapevolezza per costruire, nel tempo, una vittoria per sé e per gli altri. Non c’è vittoria, tuttavia, senza la piena consapevolezza del modo di essere e anzitutto di comportarsi”.

Luca Massaccesi – segretario generale Osservatorio Nazionale Bullismo e Doping

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