L'Opinione
11 Maggio 2017

Marco Giglio – La cura del passato educa al migliore futuro

“L’attività principale dell’archeologo è lo studio delle testimonianze del passato; l’archeologo cerca di interpretare le tracce lasciate dall’azione dell’uomo o della natura nel paesaggio antico e di ricostruire la storia di un luogo. Tale attività non può, a mio avviso, essere intesa solo come recupero di informazioni, ma diffusione di una conoscenza a tutta la cittadinanza. Le testimonianze del passato che noi recuperiamo, analizziamo, interpretiamo sono infatti un patrimonio collettivo, una memoria comune, che non possono essere non condivise. La trasmissione della conoscenza è infatti un impegno prioritario, sia per la costruzione di un’identità collettiva basata sul recupero della memoria sia per preservare le stesse testimonianze da una volontaria o involontaria distruzione.

La mia attività si è infatti incentrata non solo nella ricerca archeologica, ma anche nella diffusione della conoscenza, attraverso anche un impegno come volontario; questa esperienza mi ha consentito di incontrare sia adulti appassionati sia scolaresche. Ed è proprio dai ragazzi che provengono enormi stimoli a continuare ad operare per la diffusione della conoscenza; quello che, infatti, è emerso dopo anni di attività è che i ragazzi rispettano ciò che conoscono e che sentono proprio, non rispettano ciò che non ritengono importante. Una struttura antica può essere sia un insieme insignificante di pietre informi e quindi degno di non attenzione e di incuria sia, se ben spiegato e sentito come bene comune, testimonianza di qualcosa realizzato da qualcuno che viveva nel mio stesso territorio prima di me. Il conservarne le tracce consentirà non solo a me di impossessarmi di una parte del mio passato, ma di trasmetterlo a qualcun altro.

Le attività di recupero di siti archeologici che abbiamo fatto con i ragazzi, impegnati in prima persona anche nel tagliare l’erba o nel raccogliere l’immondizia, hanno permesso di far comprendere la fatica, anche fisica, che si fa per mantenere un luogo pulito e normalmente hanno portato alla nascita di un nuovo senso di appartenenza: grazie al mio impegno questo luogo è nuovamente bello e non posso permettere ad altri, compresi i miei genitori, di sporcare ciò che ho pulito. In quest’ottica è estremamente appagante vedere il cambiamento nell’atteggiamento dei più piccoli partecipanti alle attività, da scettici ad entusiasti e pronti a fare di tutto per tutelare quello che fino a poco tempo prima era solo una cosa vecchia”.
Marco Giglio, archeologo, Università di Bologna

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