L'Opinione
20 Dicembre 2013

Margherita Dini Ciacci – Bambino costruttore dell’avvenire

Il Bambino, costruttore dell’avvenire, padre dell’umanità, va aiutato a crescere in un mondo, un Paese, una famiglia, una comunità attenti ai suoi bisogni vitali, alla sua fame d’amore, alla sua sete di giustizia, alla sua necessità di identificarsi con modelli di riferimento validi e di interagire con l’ambiente fisico, umano e sociale in cui vive.

Eppure nel mondo milioni di bambini sono vittime dell’ignoranza, del disinteresse, delle violenze degli adulti; milioni continuano a morire per fame, sete, malattie e guerre. E, nel secolo degli egoismi e degli sprechi, troppi bambini, nei nostri “civili” paesi, mancano del necessario, che non è solo soddisfacimento dei bisogni primari, ma anche del bisogno d’amore, di dialogo, di partecipazione. Nel preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza si legge “…la famiglia, quale nucleo fondamentale della Società ed ambiente naturale per la crescita, il benessere, la protezione di tutti i suoi membri ed in particolare dei bambini, deve essere sostenuta da tutte le istituzioni nel suo sforzo educativo”. Ma ancora oggi la Convenzione dell’ ‘89, firmata da 191 stati su 193, ratificata dall’Italia con L 179/91, è ampiamente disattesa. Ciò spiega perché, nel mondo, milioni di bambini subiscono violenze ed abusi, lavorano in condizioni disumane, sono analfabeti, affamati, profughi senza speranza di futuro.

Ciò spiega perché in ITALIA, nel secolo degli sprechi e dei falsi valori, 300 mila bambini lavorano nell’epoca che dovrebbe essere dei giochi e della gioia, subiscono violenze inaudite in casa e fuori, infelici perché SOLI, NON ASCOLTATI, NON AMATI, NON PARTECIPI.

Noi adulti, che ci avventuriamo fra le galassie, non conosciamo il Pianeta Infanzia né conosciamo l’Adolescente: siamo conflittuali, egoisti, egocentrici e finiamo per proiettare sui piccoli i nostri sogni e scaricare su loro le nostre frustrazioni, le nostre impotenze usando loro violenze fisiche e morali.

Occorre riscoprire i valori su cui deve fidarsi una COMUNITA’ EDUCANTE: combattere l’ignoranza e l’amoralità delle famiglie, sostenendole nel loro impegno di crescita; preparare le coppie in procinto di contrarre matrimonio al ruolo di genitori; Comune e Municipalità dovranno porre al centro delle politiche sociali il bambino e l’adolescente, predisponendo strutture e servizi ad hoc, rendendo funzionanti e competitive le scuole, assicurando al territorio una rete di asili nido, centri e servizi sociali per il tempo libero, ridefinendo i ruoli e gli organismi del Terzo Settore perché finalizzino le politiche alle necessità che il territorio esprime. Tutti gli interlocutori fisiologici del bambino devono farsi carico, insieme, della crescita del bambino tenendo presente che i problemi dell’evasione, del disadattamento, della microcriminalità, potranno trovare soluzione se, accanto ai mandanti esterni, scopriremo gli agenti scatenanti nell’assenza d’amore, nella solitudine, nella carenza o assenza di spazi, strutture, servizi sì che, per molti bambini, nelle città come nei paesi, nelle strade residenziali come nei vicoli, la casa è luogo di indifferenza, violenza, pericolosa promiscuità. Il malessere giovanile, sempre più dilagante, nasce da assenze di valori, da educatori che non educano, in casa e fuori, da adulti che vivono in modo immorale immemori del fatto che si educa con l’esempio: non educa parlare in un modo ed agire in un altro. Occorre aiutare i bambini a vivere i tempi della conoscenza e dei giochi, della partecipazione e della socializzazione e ridare ai giovani fiducia negli adulti, ideali per vivere e spazi lavorativi in una Repubblica “fondata sul lavoro”. Occorre, per educare bambini e giovani, esercitare i diritti – doveri di cittadinanza attiva attraverso il confronto e la partecipazione, riservando le regole della convivenza pacifica dei cittadini, contribuendo al processo di crescita delle nuove generazioni nel rispetto e nella condivisione, con azioni sinergiche di istituzioni e cittadini.

Nella strategia globale di sviluppo dei diritti umani, occorre porre al centro dell’attenzione L’INFANZIA ED I GIOVANI coniugando volontà operativa con tensione morale poiché solo uomini di pace potranno crescere uomini di pace.

Quando ognuno si porrà sul territorio come agente di cambiamento, soggetto attivo della storia, la violenza non avrà più spazio.

Ricostruire l’uomo etico è una realtà storica, un obbligo morale e la gioia di lavorare per un futuro in cui la giustizia sociale sconfiggerà la povertà e la solidarietà costruirà la Pace per tutti.

Ed il BAMBINO, oggi Puzzle nelle mani di tanti, diverrà PERSONA CITTADINO del mondo quando la città si fermerà per ascoltarlo accompagnandolo nella storia in cui a noi non è dato entrare.

Proposta di pace.

Aiutiamo i bambini, tutti i bambini, a vivere i tempi dei giochi e della conoscenza, dell’istruzione e dell’educazione, della formazione, della partecipazione, della socializzazione.

Ridiamo ai giovani, a tutti i giovani, fiducia negli adulti, ideali per i quali val la pena vivere e ridiamo loro spazi lavorativi in una Repubblica “fondata sul lavoro”.

Garantiamo alle donne, a tutte le donne, l’effettivo esercizio dei diritti umani fondamentali, perché possano assolvere il ruolo di madri ma anche la loro maternità sociale. Rompiamo i confini dell’indifferenza prima che sia troppo tardi. Sconfiggiamo degrado e violenza crescendo responsabilmente i figli, per sangue, radici, umanità, dando loro modelli positivi di identificazione, imparando ad amare l’uomo per il colore dell’anima e non della pelle, per la sua ricchezza di valori e non di portafoglio. Bussano alle porte del mondo un miliardo di giovani, fra i 15 ed i 24 anni, e gli scugnizzi come i cantagrilles, i ninos de la rue, i pastori come i pixotes, gli abitanti dei bassi, delle capanne, dei containers, delle bidonvilles, delle favelas, delle villas miserias, dei barrios, delle baraccopoli, lanciano alle nostre coscienze un urlo di dolore, richiesta d’aiuto. Insieme si può costruire una rete di partecipazioni consapevoli con tutti coloro che respingono l’isolamento stupido e chiedono di condividere progetti finalizzati al bene della comunità e quindi di se stessi.

Utopia? Può darsi. Ma un’utopia vissuta insieme può diventare propellente per l’avvenire. A Buenos Aires mi colpì una frase su un poster: “Cuando todos los hombres del mundo unan sus manos, no habra manos pidiendo pan”. E sogno quel giorno“.

Margherita Dini Ciacci, Presidente Comitato UNICEF Campania

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