L'Opinione
8 Febbraio 2014

Mario Morcellini – Media e minori: tra apocalittici e integrati, meglio impegnati!

La sorveglianza critica sulla relazione media/minori non deve mai cessare di accompagnarci a partire dal presupposto che essa consente di avere “una marcia in più” per cogliere e comprendere le trasformazioni dell’ “universo minori” e delle culture giovanili in genere. Inoltre, a dispetto di una consolidata opinione comune, la letteratura scientifica di riferimento sul tema minori e media, presenta molti più punti di consenso che differenze scolastiche.

E’ ormai consolidato, ad esempio che i media (più o meno intenzionalmente) si sono configurati come un’agenzia di socializzazione, trovatasi a fare da supplenza alle altre istituzioni culturali: tale supplenza, spesso definita “cattiva” da parte di chi faticava ad esercitare il proprio ruolo educativo, conferma la prospettiva che ho abbracciato da anni insieme al mio gruppo di lavoro Mediamonitor Minori (Osservatorio Permanente centrato sul dibattito Media e Minori del Co.Ri.S, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Sapienza, Università di Roma): tra apocalittici e integrati, meglio impegnati! Solo chi si impegna a lavorare la comunicazione ai suoi fianchi educa ai media e dunque mette in scena un processo formativo allineato ai linguaggi degli utenti. Solo grazie a questa funzione critica si riesce a comprendere fino a che punto le nuove opportunità modificano gli individui e i processi formativi in genere.

Certi che niente può “mediare” la forza gestuale e il coinvolgimento emotivo di una comunicazione in presenza, come docenti e intellettuali in genere dobbiamo dunque prendere coscienza del fatto che non ci può essere educazione senza piena consapevolezza del processo di modificazione che interessa i giovani utenti dell’ambiente mediale.

Quali sono oggi i risvolti di tale processo? Chi sono questi “ragazzi digitali”, protagonisti del cambiamento? Dall’analisi dei sondaggi e dei loro stili di vita emerge una nuova veste della socializzazione che diviene scambio orizzontale e interattivo tra pari, “aspiranti” soggetti culturali che “estendendo” la loro voce e i loro occhi tramite cellulari e annesse applicazioni, esprimono il loro bisogno di essere “creat(t)ori” e generatori di una comunicazione che si dilata attraverso le varie forme di messaggistica e social network, esprimendo un’esigenza di socialità segnata dalla continuità e complementarietà tra online e offline. Siamo dinanzi ad una comunicazione estremamente ricca di valenze emozionali che ha principalmente lo scopo di “restare connessi”, in contatto con amici e compagni.

La familiarità con gli artefatti tecnologici è in realtà frutto di una socializzazione anticipata: sin dalla prima infanzia infatti, i bambini vengono in contatto e sperimentano giochi elettronici di vario tipo che li alfabetizzano alla manualità, ai codici e alle interazioni che interessano i media digitali.

I ragazzi che abitano e interagiscono con l’universo mediale divengono, grazie a queste precoci esperienze, possibili “sintetizzatori” trasversali di innovazione, che più degli adulti hanno la capacità di avvalersi delle opportunità di convergenza intercorrenti tra i diversi media digitali. Tale familiarità non corrisponde però automaticamente ad un’adeguata consapevolezza di quanto è possibile realizzare con le tecnologie.

Internet e i media digitali in genere, dunque, riaprono di fatto la questione di una sostanziale parità di rapporto tra soggetti e tecnologie che pone nuovamente nelle nostre mani la vertenza educativa: basti pensare ad esempio, alla costruzione delle competenze relative alla privacy, alla gestione delle interazioni e delle relazioni sociali.

E’ fondamentale allora, unificare tutte quelle energie che possono contribuire all’elaborazione di politiche più avanzate e unitamente, costruire un dibattito culturale, e appropriate strategie operative, che promuovano ma soprattutto accompagnino questa nuova dimensione comunicativa. Quest’ultima seppur affollata da molti stimoli, non può e non deve rinunciare alla promozione della qualità dello scambio intergenerazionale e allo sviluppo di capacità riflessive che siano in grado di rendere significative anche le esperienze degli attori sociali in erba“.

Mario Morcellini – Direttore del Co.Ri.S, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Sapienza, Università di Roma.

 

Bibliografia di riferimento

M. Morcellini, Comunicazione e media, Egea, Milano, 2013
M. Morcellini, P. C. Rivoltella, La sapienza di Comunicare, Erickson, Trento, 2007
M. Morcellini, I. Cortoni, Provaci ancora, scuola. Idee e proposte contro la svalutazione della scuola nel Tecnoevo, Erickson, Trento, 2007
M. Morcellini (a cura di), La scuola della modernità. Per un manifesto della Media education, FrancoAngeli, Milano, 2004
M. Morcellini, La tv fa bene ai bambini, Meltemi, Roma, 1999
M. Morcellini, Passaggio al futuro, Franco Angeli, Milano, 1997
I. Cortoni, Save The Media. L’informazione sui minori come luogo comune, Franco Angeli, Milano, 2011
P. Panarese, Una scuola che comunica. Strumenti e strategie di comunicazione esterna (vol.2), Erikson, Trento, 2009
I. Cortoni, Una scuola che comunica. Strumenti e strategie di comunicazione interna (vol.1), Erikson, Trento, 2009
P. Panarese, E. Tumolo, Piccoli inviati speciali, Carocci, Roma, 2005
S. Tirocchi, M. Antenore, R. Andò, Giovani a parole, Guerini e associati, Milano, 2002

Tutte le opinioni

Vedi tutti