L'Opinione
16 Marzo 2017

Marwa Mahmoud – L’identità

Quando ci viene chiesto “Di dove sei?” rispondiamo con nomi di città italiane in cui siamo nati e cresciuti. Ci tradiscono i nostri accenti veneti, siciliani ed emiliani. Una gestualità tipicamente italiana. Condividiamo l’attaccamento al Belpaese che è di fatto l’unica Nazione in cui non ci sentiamo dei pesci fuori d’acqua. Ci accomuna il piacere di farci una pizzata parlando di massimi sistemi per finire a raccontarci sketch e scene che viviamo tutti i giorni dovuti alle nostre origini di cui siamo portatori.

Di fatto ne siamo orgogliosi.

Sì, certo, c’è chi le rinnega, chi le fa proprie e son per lui motivo di vanto, chi le custodisce nel suo intimo e si mimetizza, e chi barcollando le porta avanti tutti i giorni. Volenti o nolenti sono scritte nel codice del nostro DNA. Si è soliti però associarci all’immigrazione, di fatto le nostre famiglie hanno sì migrato ma noi non abbiamo varcato confini o attraversato dogane, per scelta. Oggi, però, per scelta, decidiamo di essere Costruttori di ponti. Tra un qua che ci viene spesso negato e un là a cui spesso siamo ricondotti ed associati. Nasciamo e cresciamo in Italia, sentendoci e percependoci italiani. Ma qualcosa tradisce questa italianità, smascherando le nostre origini: la tipologia dei capelli, la fisionomia dei tratti somatici, il colore della pelle, gli abiti e gli accessori simbolici culturali e religiosi che indossiamo .

Siamo consapevoli del valore aggiunto che deriva dalla ricchezza della nostra generazione e delle generazioni che verranno dopo la nostra. Dalla nostra doppia appartenenza e doppia identità e decidiamo di diventarne protagonisti.
Insieme ai nostri amici, con cui siamo cresciuti e ci siamo formati, vogliamo definire quale apporto e contributo sia possibile dare nel mondo della scuola, del lavoro, della cultura, dello sport, dei media, della partecipazione e della cittadinanza attiva. La nostra generazione è capace di far dialogare mondi lontani e solo apparentemente inavvicinabili, periodi storici e vissuti totalmente diversi. Oggi si colora tutto di diversità.

Riconoscere questa diversità equivale ad assegnare la dovuta dignità a ogni soggetto e alla sua singolare biografia, ad ogni contributo, piccolo o grande che sia proprio come quando Marco Polo ne le Città invisibili di Calvino descrive un Ponte, pietra per pietra, sottolineando che un Ponte non è sostenuto da questa o quella pietra ma dalla linea dell’arco che esse formano. Senza pietre non ci può essere arco.

Marwa Mahmoud – Responsabile educazione interculturale Fondazione Mondinsieme del Comune di Reggio Emilia

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