L'Opinione
9 Dicembre 2016

Marwa Mahmoud – Mamma Italia vuole bene a tutti i suoi bambini?

“Tutti i bambini nascono nella stessa corsia d’ospedale, tutte le mamme hanno vissuto senza discriminazione lo stesso travaglio e la stessa gioia di aver portato alla luce una loro discendenza. Capita spesso però che il fiocco azzurro o rosa si trasformi, per i bambini figli di migranti, in un permesso di soggiorno che depennerà ogni loro naturale senso di legame al luogo dove sono nati e di uguaglianza alla loro generazione di appartenenza. Ben presto e senza indulgenza dovranno fare i conti con la Legge italiana.

La Legge oggi in vigore sostiene infatti che chi è nato in Italia, alla maggiore età ha un anno di tempo per diventare cittadino, se dimostra la residenza legale ininterrotta dalla nascita. Chi è arrivato da piccolo può diventare italiano da minorenne solo se uno dei genitori ottiene la cittadinanza. Per diventare italiani da maggiorenni occorrono dieci anni di residenza legale e numerosi requisiti anagrafici e di reddito.

Ecco che i bambini senza cittadinanza italiana come gli ignavi dell’Inferno dantesco si trovano costretti a vagare alla ricerca di un’identità orfana di un territorio di appartenenza, ancorché stranieri nel Paese di origine dei genitori dove nessuno li conosce e li capisce: stranieri ovunque e comunque.

Il loro peccato originale si chiama no ius soli, la loro colpa è avere genitori stranieri, il loro sbaglio è essere nati qui ed ora, il loro destino è vivere da stranieri nel Paese di nascita, ma la loro fortuna è avere un’identità multiculturale ed essere poliglotti di default.

In occasione della Giornata internazionale dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il 20 novembre scorso, è stata scritta per mano della scrittrice Igiaba Scego, “Lettera di Anisa”, una bambina che rappresenta emblematicamente i dubbi e le speranze dei figli dell’immigrazione. “Mamma Italia perché non mi vuoi più bene?” è il titolo della lettera che qualsiasi bambina o bambino di passaporto straniero potrebbe scrivere oggi all’Italia. Ad oggi infatti si conta che siano 800mila nelle scuole italiane i bambini e le bambine nate sul territorio nazionale senza ancora aver acquisito la cittadinanza italiana.

La lettera è stata lanciata per sostenere la Campagna degli #Italianisenzacittadinanza, un movimento di giovani nati e cresciuti in Italia, con e senza cittadinanza italiana, che il 13 ottobre scorso ha organizzato i flash mob “Fantasmi dei diritti” in alcune città d’Italia, invitando i parlamentari ad uscire dai grandi Palazzi per consegnare loro le “Cartoline cittadine” delle loro foto di classe, chiedendo l’approvazione immediata della Riforma della legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana, da un anno ferma alla Commissione Affari costituzionali del Senato.

Sono giovani di tutte le età, nati nelle città italiane o all’estero, ma tutti cresciuti in Italia. La maggioranza di loro frequenta la Scuola pubblica italiana, una parte è all’Università o lavora. Sono tutti di fatto italiani con una sola particolarità, non tutti hanno un documento che lo possa testimoniare. Son figli di un Paese che non li riconosce come cittadini. La legge n. 91 del 1992 non rispecchia più l’Italia odierna, rende loro difficile e talvolta impossibile acquisire la cittadinanza italiana e molti sono considerati stranieri nel proprio Paese, liquidati come “italiani col permesso di soggiorno”. Così facendo li costringe ad essere spettatori passivi di una realtà di cui sono partecipi ma che non li riconosce. Il riconoscimento della cittadinanza alle nuove generazioni italiane, così come l’attribuzione del diritto di voto per i migranti residenti sul territorio italiano è di fatto testimonianza di un’effettiva pratica di democrazia, a cui l’Italia non può rinunciare.

Se sono esclusi a priori dal nostro quadro di riferimento culturale, non si corre il rischio che si identifichino quasi esclusivamente con le comunità di appartenenza in quanto esclusi? Finché non vinceremo la battaglia centrale di riforma della legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana, una parte importante e in crescita nella nostra società non avrà accesso ai pieni diritti, primo fra tutti quello del voto”.

Marwa Mahmoud – responsabile Educazione Interculturale Fondazione Mondinsieme

Marwa Mahmoud

Fondazione Mondinsieme

Italia

Nata ad Alessandria d’Egitto nel 1984, arriva in Italia da piccola con i genitori. Si laurea in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, con una tesi dedicata allo scrittore egiziano e premio Nobel per la letteratura Nagib Mahfuz. Inizia a collaborare con il Centro Interculturale Mondinsieme nel 2004 come educatrice nelle scuole e redattrice dei progetti giornalistici. Nel 2008 lavora nella redazione de La Gazzetta di Reggio. Entra a Mondinsieme nel 2009 come responsabile dell’offerta educativa interculturale e dei rapporti con le scuole, a cui affianca l’organizzazione dei corsi di lingua e viaggi culturali.

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