L'Opinione
9 Settembre 2014

Marwa Mahmoud – Tutor in lingua madre, una risorsa al servizio di scuole e famiglie

“I progetti di tutoring o di mentoring, destinati in particolare ai minori che hanno una storia diretta o famigliare di migrazione, sono largamente diffusi in molti Paesi europei ed extraeuropei e hanno rivelato nel tempo la loro efficacia, come ha riferito la Commissione Europea.

Originatisi da idee lanciate e sperimentate dapprima in Israele, essi sono attualmente realizzati in maniera ampia negli Stati Uniti, nei Paesi del Nord Europa, in Olanda e in Germania.

La rete “Nightingale”, per esempio, che prende il nome dall’usignolo, il quale – si dice e si legge nella presentazione – canta solo quando si sente al sicuro, conta oggi numerosi progetti nazionali dopo avere preso avvio a Malmö, in Svezia, e negli Stati Uniti.

In Olanda vengono destinate da anni risorse economiche ingenti e continuative allo sviluppo di progetti di mentoring diffuso a scuola e nei quartieri.

Si pensi al progetto “Goal”, che ad Amsterdam può contare attualmente circa 400 mentori e che è stato poi ripreso ad Amburgo e a Stoccolma.

Due ragioni strutturali e altrettanti modelli di riferimento stanno alla base delle azioni e delle iniziative che coinvolgono la figura dei tutor/mentori.

Da un lato, esse si sviluppano soprattutto nei contesti che hanno una storia antica di immigrazione e che, di conseguenza, possono contare su una radicata presenza di cittadini di origine straniera distribuiti su classi generazionali diverse, in paesi caratterizzati da forti concentrazioni di immigratie dei loro figli in determinati quartieri e zone delle città.

Dall’altro lato, esse si basano su una forte valorizzazione e un chiaro riconoscimento delle comunità straniere, delle diverse origini e delle “appartenenze” di ciascuno.

Sulla base di questo convincimento, si ritiene in certi casi maggiormente efficace l’intervento diretto e duraturo di una figura “interna”, che presenta tratti biografici e culturali di vicinanza e prossimità nei confronti dei destinatari, rispetto, ad esempio, al ruolo di un operatore dei servizi.

In questa visione, gli elementi di somiglianza e di conseguente e possibile rispecchiamento possono diventare centrali nello sblocco di situazioni di difficoltà e ripiego che richiedono un affiancamento e un’attenzione mirata.

Chi è tutor, pertanto, rappresenta una sorta di esempio per chi ha dovuto lasciare tutto quello che gli apparteneva per cause di forza maggiori e ha cambiato completamente vita conoscendo persone e ambienti diversi.

La figura del tutor deve avere la capacità di vivere e rappresentare per i ragazzi la continuità tra ciò che sono stati e ciò che stanno diventando. E’ un diritto dei ragazzi di origine straniera capire che sono come una terra fertile, che va curata e coltivata, e che nessuno e nessun luogo strapperà la loro storia e le loro radici.

Non devono scegliere tra passato e presente perché possono tenere entrambi per costruirsi un futuro.

Roberto Beneduce, in Frontiere dell’identità e della memoria. Etnopsichiatria e migrazioni in un mondo creolo scrive: “Laddove mancano saldi punti di riferimento (simbolici, linguistici, sociali), cosa non infrequente quando il progetto migratorio della famiglia naufraga fra difficoltà e insuccessi, gli adolescenti immigrati sembrano confrontarsi con una singolare forma di solitudine e diventare quasi demiurghi di se stessi e del proprio destino”.

Gli adolescenti di origine straniera si trovano a doversi destreggiare fra cadute e riprese, fra la voglia di riuscire e la perdita delle illusioni e della motivazione.

Secondo Boris Cyrulnik in Costruire la resilienza. La riorganizzazione positiva della vita e la creazione di legami significativi sostiene che “un bambino o un ragazzo che sperimentano una situazione di rottura e di vissuto traumatico, per poter intraprendere un percorso di “neosviluppo resiliente”, devono trovare sul cammino almeno una stella.

I tutor fungono, dunque, da stella per una rotta da tracciare sul percorso scolastico, agiscono preferibilmente entro luoghi neutri e informali, oppure negli spazi famigliari e nella dimora di coloro che sono da loro accompagnati e sostenuti.

Più simile al modello e all’impostazione francese, la situazione italiana tende a sottolineare la necessità di una buona integrazione dei cittadini stranieri e dei loro figli, considerati come singoli individui e non come appartenenti a determinate comunità e gruppi.

Emerge, tuttavia, sul territorio nazionale, quanto scarso protagonismo venga finora riconosciuto ai giovani di seconda generazione, i quali possono tuttavia essere impiegati, se opportunamente formati, come mediatori, tutor ed educatori linguistico-culturali, come risorsa al servizio di un servizio aperto a tutti”.

Marwa Mahmoud – Responsabile Educazione Interculturale Fondazione Mondinsieme

Marwa Mahmoud

Fondazione Mondinsieme

Italia

Nata ad Alessandria d’Egitto nel 1984, arriva in Italia da piccola con i genitori. Si laurea in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, con una tesi dedicata allo scrittore egiziano e premio Nobel per la letteratura Nagib Mahfuz. Inizia a collaborare con il Centro Interculturale Mondinsieme nel 2004 come educatrice nelle scuole e redattrice dei progetti giornalistici. Nel 2008 lavora nella redazione de La Gazzetta di Reggio. Entra a Mondinsieme nel 2009 come responsabile dell’offerta educativa interculturale e dei rapporti con le scuole, a cui affianca l’organizzazione dei corsi di lingua e viaggi culturali.

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