L'Opinione
6 Marzo 2015

Maurizio Di Stefano – Educare al patrimonio culturale è educare ai diritti dell’uomo

“Ritengo fortemente e da sempre che i nostri figli, i nostri nipoti debbano avere una conoscenza delle nostre radici culturali ed è, d’altra parte, nostro dovere trasferirla a loro con metodi e mezzi moderni. I ragazzi possono ad esempio avere modo, sul loro ipad o attraverso apps dedicate, di tornare a godere della formazione al patrimonio, per una sua debita conoscenza. Ed è un elemento imprescindibile nella formazione stessa degli italiani tutti, ma in particolare dei nostri ragazzi. Quindi vanno creati nuovi strumenti di diffusione e educazione al patrimonio, scientificamente ineccepibili nei contenuti ma molto semplici e captive nell’utilizzo. Questo obiettivo lo vedo verso i giovani, verso i ragazzi, verso i bambini, che aumenta o fa formare una coscienza civica di cui gli italiani purtroppo sono notoriamente carenti. E questa carenza, che a mio avviso è alla base della peggiore italianità, va poi superata, per divenire eccellenza, come viceversa solo gli italiani sanno fare, attraverso una formula educativa che sia offerta con grande slancio a partire dalla minore età. Un caso è la sparizione della storia dell’arte dai nostri insegnamenti, una pura follia. Se ripenso alla mia minore età e alla professoressa Maria Girosi, tra le prime donne in Italia ad avere una cattedra di storia dell’arte, terribile e coltissima, docente mia e di altri che come me si sono formati al Sannazaro di Napoli, ecco, lo capisci solo dopo, oltre la minore età, cosa vuol dire girare per la tua o per altre città del mondo – e quindi è il nostro presente, il futuro stesso dell’umanità che accoglie interamente se stessa nelle sue fantastiche variazioni culturali – e riconoscere un edificio, distinguere un capitello, apprezzare l’opera dell’Uomo. Ma tutto questo, purtroppo, i nostri ragazzi non lo sanno più. Non sanno neanche più leggere i numeri romani. Sembra una banalità, ma è un minus. Quindi, che i metodi cambino, adattandosi ai tempi e alle tecnologie d’oggi e di domani, ma la sostanza, i fatti, i contenuti, la coscienza, che invece si approfondiscano, si fissino, si regolarizzino e diventino il cuore stesso della crescita dei nostri figli, costruendo strumenti che consentano ai giovani studenti, agli adolescenti, di allietare la propria formazione al patrimonio culturale. Si tratta di ridare alla nostra formazione scolastica, prim’ancora che universitaria, la dignità che ha perduto soprattutto dopo le ultime riforme. L’ultima Assemblea Mondiale ICOMOS, che ho avuto l’onore di organizzare e di dirigere, ha avuto un titolo molto preciso: “Heritage and Landscape as Human Values“, che traduco più precisamente in “Eredità e paesaggio culturali come diritti dell’Uomo”, trasposizione in grande evidenza della Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa del 2005, che, per l’appunto, acquisisce il concetto di patrimonio culturale come diritto dell’uomo, sulla base della Convenzione dei Diritti dell’Uomo del ’48. E così chiudiamo un cerchio, a partire dalla timida ma normata legge del fascista Gentile, in ogni caso uomo di cultura ed intelligenza straordinarie, che obbligava allo studio dell’arte, fino all’obbligo di oggi che preme maggiormente su questioni di identità sociale e di coscienza civica. In Francia, per esempio, si costruisce l’insegnamento al patrimonio culturale addirittura a partire dall’asilo, così favorendo uno sviluppo umano straordinariamente importante per il presente e per il futuro. Proprio noi, proprio qui, in Italia, perché non fare almeno lo stesso?”

Maurizio Di Stefano – presidente ICOMOS Italia

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