L'Opinione
24 Gennaio 2014

Michele Gerace – Protezione e sviluppo dei giovanissimi nella Costituzione

Basterebbero pochi precetti (contenuti, tra gli altri, negli articoli 30, 31, 34 e 37 della Costituzione) per avere idea dell’intensità con cui la Costituzione intende assicurare protezione e sviluppo all’infanzia, all’adolescenza e alla gioventù.

«È dovere e diritto dei genitori, mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio». «[La Repubblica] protegge la maternità e l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo». «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». «La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione».

Bastano queste parole, poche e asciutte, per capire quanto sia grande la distanza tra il Paese che dovremmo essere ed il Paese che siamo. La Costituzione racconta il Paese che ancora non c’era quando è stata scritta. Rappresenta una condanna e una promessa. Una condanna ad una società ingiusta, una promessa che ci si può aspettare qualcosa di migliore. Ad oggi grande parte della Costituzione continua a non essere applicata. Continuano ad esistere torti, perpetrate ingiustizie a danno dei più deboli, spesso incapaci di difendersi da soli perché troppo piccoli. Inascoltati perché troppo giovani. Ignorati perché derubati del proprio futuro. Secondo alcuni, destinati a rimanere tali perché nulla può cambiare. Senti dire da soloni benpensanti: «è così che vanno le cose». Qualunquismo ed indifferenza ti portano a puntare il dito senza domandarti se puoi fare la differenza. E senza rendertene conto ti svegli cinico. Cinismo e indifferenza uccidono ogni giorno la società, perché uccidono la speranza. Non permettono a nessuno di riscattare il proprio presente, di immaginare un futuro.

Occorre lottare contro il cinismo e l’indifferenza. Muovere il primo passo. Accorciare la distanza che esiste tra il Paese delle occasioni perdute, delle risorse sprecate, ed il Paese che ha ancora fame e sete di cambiamento. Il Paese di chi ha smesso di chiedere spazio e di bussare al cambiamento, perché cambiamento dovrà essere. Se non per necessità, per rispondere alla storia.

Allora, se presti attenzione, ti può capitare di imbatterti in qualche giovane o giovanissima o giovanissimo che, anche se ha avuto un’infanzia complessa o è cresciuto in un territorio difficile, ha già fatto qualcosa di importante, talvolta di eccezionale, nonostante la giovane età. Nonostante la distanza tra i diritti riportati in Costituzione e la loro mancata attuazione. Scopri che c’è una parte di Paese che ha dimostrato di farcela, di eccellere, nonostante tutto. Che è disposta a mettersi in gioco. Giovani che sono riusciti a farsi avanti. Nei mestieri, nell’impresa, nelle arti e nelle professioni, in politica e nelle pubbliche amministrazioni. Giovani che si ostinano a voler credere nei sogni. Che fissano il punto, inseguono una visione. Si impegnano con capacità e coraggio. Resistono al cinismo, lottano contro l’indifferenza, lottano per il diritto ad avere diritti, ad essere valutati per quello che conosciamo e non per chi conosciamo. Ad avere opportunità. E non importa se bimba, bimbo, adolescente o giovane. Ad avere un posto nel mondo.

Il cambiamento può farsi strada in circostanze particolarmente difficili. Che la lotta all’indifferenza abbia inizio, per garantire un futuro anche a chi è meno fortunato e non è in grado di farcela da solo. Non lasciare nessuno indietro. Perché ciò accada, occorre smettere di domandare cambiamento. Iniziamo ad offrirlo dando volto, testa e gambe, carne ed ossa, al futuro“.

Michele Gerace – presidente dell’Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l’Occupazione

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