L'Opinione
21 Maggio 2015

On. Vanna Iori – Pedofilia: un dramma silenzioso. Possibili strategie per contrastarla e prevenirla

“Il 23 ottobre 2012 è entrata in vigore la L. 172 di ratifica della convenzione di Lanzarote: primo strumento giuridico internazionale, vincolante per i paesi firmatari, per la protezione dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale minorile. Ma il problema della pedofilia e della pedopornografia continua ad aumentare.

La diffusione di questo complesso fenomeno, nelle sue reali e molteplici manifestazioni è ancora in gran parte sconosciuto perché manca un monitoraggio istituzionalizzato, strutturato ed omogeneo.

La conoscenza è invece il primo passo che rende possibile agire nella prevenzione, nell’aiuto alle vittime e nella punizione dei colpevoli di questo dramma silenzioso.

Le fonti principali (Terre des hommes, Cismai, Telefono azzurro, Save the Children, Meter, Ecpat) indicano chiaramente che l’abuso sessuale infantile è un comportamento numericamente significativo, purtroppo diffuso in tutti i contesti, trasversalmente alle classi sociali, all’età, alla cultura. Le vittime sono prevalentemente italiane e di sesso femminile (68%).

Ma soprattutto i dati conosciuti ci dicono che l’abuso avviene principalmente in famiglia: nel 90% dei casi, secondo il Censis e anche secondo il report pubblicato nel marzo 2014 da Telefono Azzurro. In particolare al primo porto troviamo i padri (30%), poi nonni, nuovi conviventi/coniugi, madri, e altri parenti. Solo l’11% circa riguarda persone estranee, ma si tratta sempre di adulti vicini alla famiglia e conosciuti: tra essi infatti troviamo amici di famiglia (13%), insegnanti (9%) vicini di casa (5%), figure religiose (1%). Solo il 9,6% riguarda soggetti estranei. Aumentano inoltre le donne autrici di abusi sessuali (il 12,8%).

Ma questi dati non sono che la punta dell’iceberg: molti abusi sommersi non vengono mai denunciati. Perché riguardano adulti nei quali i bambini ripongono fiducia, abbassando così le difese e trovandosi in condizione di maggiore “fragilità” affettiva. E anche per questo tacciono, per paura, o per vergogna di colpe non loro. Sentimenti che non trovano parole per essere detti.

Il pedofilo del resto non è un soggetto facilmente identificabile: è abile nel mimetizzarsi e sfruttare le situazioni che favoriscono il contatto con i bambini.

I media, che pure sono riusciti a spezzare il silenzio e l’omertà su questo tema a lungo occultato, lo hanno però affrontato spesso in termini sensazionalistici, alimentando un diffuso allarme “generico” e una percezione distorta.

È quindi urgente una chiara e corretta informazione da cui possono nascere una reale ed efficace prevenzione e protezione. A partire dai tre ambiti dove maggiore è il pericolo.

  1. Il dramma più diffuso e più sommerso è innanzitutto l‘incesto. Senza entrare qui nelle teorie psicoanalitiche psichiatriche o psicologiche, si deve comunque segnalare che questa violenza invisibile ma profonda e duratura lascia ferite che non si rimarginano e conseguenze psicopatologiche insanabili. Secondo diverse ricerche gli adulti abusanti sarebbero prevalentemente ex bambini abusati. La violenza sessuale infantile intrafamiliare è quella “bestia nel cuore”, come dice il titolo del romanzo-film di Cristina Comencini, che uccide il diritto alla dignità e annienta il diritto alla libertà di conservare i ricordi d’infanzia, anziché impiegare l’età adulta a combatterli e a cancellarli.
  2. Un secondo girone di violenza e dolore è legato alla crescente diffusione del turismo sessuale: bambine di 5 o 6 anni si prostituiscono per pochi soldi con la serietà di un lavoro, espressione di disperazione, degrado economico e umano che si accompagna al turismo brutale e sfruttatore. E l’Italia, secondo i dati Ecpat (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking) è al primo posto in questa orribile graduatoria, con i suoi 80.000 viaggi ogni anno. A questi viaggi si aggiungono anche la tratta di bambini e bambine per scopi sessuali, l’abuso verso minorenni in condizione di abbandono (in primis i minori stranieri non accompagnati), il reclutamento e lo sfruttamento della prostituzione minorile.
  3. Il terzo allarme viene dall’aumento dell’adescamento tramite la rete online, dove circolano, nelle centinaia di siti pediofili, scene di sesso (sempre più violento) con bambini e bambine. L’“Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e pornografia minorile” segnala che le vittime degli abusi online appartengono a fasce d’età sempre più basse, già tra i 10 e i 12 anni. Ragazzi seguiti dagli adescatori nei profili web con l’obiettivo di attrarli nella propria rete.

Il cosiddetto sexting, è molto conosciuto e diffuso tra gli adolescenti che possono facilmente realizzare immagini e video di se stessi o altri e diffonderle tramite il telefono cellulare o il computer.

Nel Pedo Deep Web (la parte nascosta di internet dove prolifera lo scambio di materiale, ma anche intimidazioni e minacce di diffusione) alimenta il commercio e un enorme giro di denaro. Nel 2013 Meter Onlus ha inviato 806 protocolli alla Polizia Postale – Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online (CNCPO) monitorando 23.421 siti e 1.274 social network.

Il ruolo di Internet come strumento di incontri a sfondo sessuale richiede interventi preventivi e repressivi urgenti anche perchè contribuisce alla diffusione di quella cultura pedofila che propone di sdoganare l’abuso sui minori, considerandolo un “naturale” orientamento sessuale.

Già da alcuni anni viene segnalata l’esistenza di lobby legate al mondo pedofilo, che diffondono una copertura culturale, indicando come irrilevanti lo sfruttamento, la costrizione e la mercificazione dei minorenni a fini sessuali. Scrive lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Ci sono potenti e ricche associazioni, nel mondo e in Italia, che vogliono rendere la pedofilia accettabile eticamente e socialmente. Ne fanno parte persone molto influenti. Con soldi da investire per ottenere il loro scopo: [che è quello di] trovare giustificazione alla pedofilia, spacciandola per autentico amore verso i bambini”.

E in una certa misura questa minimizzazione della violenza pedofila ha evidentemente permeato la nostra cultura, se, in occasione del Safer Internet Day dell’11 febbraio 2014 (giornata per la sensibilizzazione all’utilizzo sicuro della rete) l’associazione Save The Children ha documentato, per la prima volta, le percezioni che gli adulti hanno sui rapporti intrattenuti con i minori. Da questa ricerca (fonte Ipsos) emerge che non solo l’81% degli italiani ritiene l’incontro sessuale tra giovani e adulti, iniziato in rete, un fenomeno diffuso, ma soprattutto è inquietante che il 38% degli intervistati si dichiari favorevole alle relazioni sessuali fra adulti e minori.

Accade così che, mentre il Papa chiede perdono per il male commesso nella Chiesa dagli abusi dei preti pedofili (a seguito anche delle denunce diffuse dal 2007 sui media), i gruppi pedofili organizzati paradossalmente legittimano questi abusi, proponendo di riabilitare e nobilitare la pedofilia, in nome di un presunto consenso che è ben difficile immaginare come frutto di consenso, consapevolezza affettiva e libertà decisionale in un bambino di 5, 6, 7 anni.

Ebbene, non chiamiamo amore questo possesso e sfruttamento dei corpi e dei sentimenti infantili. Siamo di fronte alla tragedia di bambini e bambine trattati come oggetti, commercializzati, seviziati, umiliati e annientati. Hanno diritto a che si ponga fine queste sofferenze che non hanno voce.

Occorre innanzitutto predisporre un sistema di raccolta dati e monitoraggio per perseguire gli interventi necessari a combattere l’abuso sessuale infantile. Occorre prevenzione tramite campagne informative per sensibilizzare l’opinione pubblica e informare i ragazzi dei pericoli che possono incontrare nella rete, sia attivando percorsi di formazione delle persone che lavorano a contatto con i minorenni (nei settori dell’istruzione, della sanità, della protezione sociale, della giustizia, della sicurezza e della cultura), sia diffondendo un’adeguata conoscenza dell’abuso sessuale, nonché dei mezzi per individuarlo e segnalarlo, come previsto all’articolo 5 della convenzione di Lanzarote.

Occorre rendere efficace il contrasto, tramite il potenziamento delle tecniche investigative, estendendo la possibilità di svolgere indagini sotto copertura, rafforzando l’attività repressiva e diffondendo l’informazione sui luoghi dove chiedere aiuto e dove poter denunciare.

E infine è indispensabile la protezione e il recupero delle vittime. Nel caso in cui si sia accertato che abbia avuto luogo un abuso sessuale è importante l’aiuto e il sostegno da parte di altri familiari, amici, insegnanti e figure professionali specializzate su cui poter contare: assistenti sociali, psicologi, neuropsichiatri infantili, pediatri, Servizi Sociali dei Comuni, ASL, Consultori Familiari.

Da ultimo è importante la cura o prevenzione della recidiva di coloro che si sentono sessualmente attratti da bambini e bambine, istituendo e pubblicizzando servizi riabilitativi e terapeutici per chi ha la volontà di sottoporvisi, anche utilizzando gli strumenti economici che l’Unione Europea mette a disposizione e avvalendosi delle esperienze pilota attivate in Germania, Regno Unito e Danimarca.

In conclusione, tutte queste misure possono elevare il livello di tutela dei diritti dei più piccoli: il diritto all’ascolto, a una fiducia non tradita dagli adulti, all’educazione emotiva, a una cultura in cui bambine e bambini, preadolescenti, adolescenti, diventino consapevoli che ognuno è il suo “corpo-persona” e che tutti gli adulti hanno il dovere di rispettarlo“.

 On. Prof.ssa Vanna Iori – Commissione Parlamentare Infanzia e Adolescenza

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