L'Opinione
10 Aprile 2015

Paola Manfredi – Il gioco dei materiali

ReMida, ideato a Reggio Emilia nel 1996, è un progetto dell’Istituzione Nidi e Scuole d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia e di Iren Emilia, gestito dalla Fondazione Reggio Children Centro Loris Malaguzzi. Intorno a questa esperienza è nata la rete dei ReMida, che oggi si compone di ben 7 centri nel mondo di cui è parte anche ReMida Napoli, che rappresento. Questa é la definizione convenuta tra i membri della rete dei ReMida che condividono ormai un marchio registrato come diritto-dovere ad un approccio educativo mediato dal riuso creativo dei materiali di scarto. Si può immaginare la distanza e diversità che, malgrado questo patto, può generarsi non diciamo tra la Scandinavia e l’Italia, ma anche tra Reggio Emilia e l’area orientale di Napoli. Non é l’incipit di una lamentela, al contrario, e, andando dritti alla definizione di gioco, qualcuno ci faceva notare che il dialetto napoletano definisce il giocattolo “pazziella” e “pazziare” il giocare, con una molteplicità di accezioni fra le quali una delle più presenti nel linguaggio degli adulti é scherzare, non fare sul serio. Nel Centro ReMida Napoli abbiamo sperimentato nel tempo che tutta la nostra attività è come un gioco molto serio, in cui la massima attenzione verso l’infanzia (e non solo) è quella di offrire una qualità dello spazio e del tempo per favorire l’espressione di quella che Winnicott definiva “l’ineusaribile creatività del gioco infantile”. I materiali di scarto si offrono come un’occasione di gioco non scontato nelle sue possibilità, ancora capaci di suscitare stupori, scoperte e apprendimenti autonomi. Giocare é un modo di costruire il mondo, soggettivo e di relazione con l’esterno, che diventa un modo di conoscerlo. Sono tempi in cui si fa un gran parlare di rifiuti e riciclaggio ed il rischio é quello di inseguire solo un’altra moda. Nel centro ReMida abbiamo l’ambizione di proporre gli scarti di produzione, i materiali difettosi (più raramente gli scarti domestici), come occasioni di conoscenza, di potenzialità espressive, di ricerca di bellezza dove non si é abituati a trovarla, sottraendoli così alla condizione di “rifiuto”, suggerendo che questa sensibilità e rispetto possano valere anche dal punto di vista etico ed emotivo, oltre che, com’è ovvio, da quello economico ed ecologico della riduzione degli sprechi. E’ facile osservare per chiunque che i bambini spesso preferiscono giocare con oggetti d’uso, mentre si stancano facilmente dei giocattoli, perché questi propongono una falsa interattività, un numero limitato di esiti. Un discorso a parte é il mondo del digitale che pure può essere positivamente contaminato dalla concretezza dei materiali. Le visite esplorative e i laboratori che proponiamo a ReMida consentono, con l’allestimento di uno spazio che comunica e suggerisce le molteplici possibilità dei materiali, il grande gioco dei cento linguaggi dei bambini. Ciascuno può trovare la propria modalità espressiva attraverso la costruttività, l’interazione con la luce, la composizione visiva e quella verbale di narrazioni ed associazioni, il tutto cercando di tenere sempre insieme manualità ed immaginazione. In questi ormai 16 anni di esperienza, 7 dei quali come progetto pubblico del Comune di Napoli, abbiamo potuto ricercare anche le criticità della proposta di gioco ai bambini. Con una difficoltà direttamente proporzionale all’età, abbiamo talvolta notato una sorta di bulimia verso gli oggetti che può forse spiegarsi con l’eccessiva “pienezza” del nostro mondo. Abbiamo notato inoltre il bisogno di gesti ampi, non chiusi dentro l’orizzonte di un banco, di un foglio o di uno schermo. Abbiamo infine sperimentato, soprattutto ma non esclusivamente in situazioni di degrado sociale, come la cooperazione ed il rafforzamento di sé siano sfide molto alte che vanno perseguite in tutti i modi, per favorire l’inclusione, certo, ma più ancora perché crediamo che si impari molto, meglio e con gioia, dalla relazione con gli altri e con le cose. Se il bambino é portatore di diritti, e quelli del bambino riflettono i diritti di tutti, bisogna lasciare loro la possibilità di scoprire quello che gli interessa del mondo, non nella libertà incondizionata ma con lo sguardo attento di chi sa cogliere bisogni, curiosità, piccoli salti nel nuovo da sostenere, teorie “inesatte” che fanno riscoprire o addirittura scoprire anche a noi adulti i più profondi significati”.

Paola Manfredi – Presidente di Atelier Remida Campania

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