L'Opinione
29 Luglio 2016

Patrizio Oliva – Lo sport è convivenza civile sin da bambini

“Con alcuni medagliati olimpici, quali Rosolino, Maddaloni, Porzio ed altri, abbiamo costituito un’associazione, Milleculure, anche per aiutare i bambini a fare sport, soprattutto quelli che non hanno le possibilità di andare in palestra, per un esempio. Ci teniamo a trasmettere loro i valori dello sport, convinti come siamo che oggigiorno i ragazzi abbiano fortemente bisogno di due strumenti per affrontare il mondo: la cultura e lo sport. La cultura non intesa in senso nozionistico, ma come esercizio di un saper fare nella vita, insomma come un fatto pratico, perché informarsi, documentarsi e studiare renderà certamente migliori nella nostra società; e poi lo sport, che da sempre è innanzitutto il trionfo del rispetto delle regole, che si proietta sul mondo quotidiano come rispetto delle leggi, dell’ambiente, della comunità civile e dell’altro, del prossimo, dell’uomo in generale. Purtroppo stiamo riscontrando invece una crescita, anche dei minori, senza regole e senza valori, mentre siamo tutti consapevoli che senza questi valori non viene rispettata la dignità umana e non può esserci convivenza civile. A mio avviso, oggi è quindi davvero importante recuperare questi valori e lo si può fare attraverso lo sport. Lealtà, coraggio, tenacia, rispetto, senso del dovere: è fondamentale che questi valori siano riconquistati dai ragazzi, i quali, oltre a crescere oramai in modo troppo sedentario, sono a contatto con gli altri, con i propri coetanei e non soltanto, da remoto, a distanza anche se vicini, sui social, attraverso gli smartphone. Sono più virtuali che reali. Lo sport invece ricrea in modo genuino quell’ambiente che permette e che qualifica il contatto umano, il rapporto fisico, la conoscenza diretta. Ecco, il nostro operato spinge i ragazzi a guardare e vivere oltre lo smartphone, ed ogni anno organizziamo il Villaggio dello Sport proprio come una grande vetrina di possibilità sane di crescita e sviluppo. Molte volte, se un ragazzo fa sport e quale sport lo decide il genitore. Invece, questa occasione espositiva tende a mostrare ogni sorta di pratica sportiva direttamente al ragazzo, il quale ha così ampia possibilità di scelta, tra pallavolo, pallacanestro, judo, scherma e molto altro. In fin dei conti ed in questo senso, non abbiamo inventato nulla, seguiamo solamente l’esempio ammirevole del marchese de Coubertin, che a fine Ottocento, ripristinando le Olimpiadi in chiave moderna, non a caso essendo pedagogista, coniava anche il suo famoso motto del tutto centrato sull’importanza cruciale della partecipazione. Ecco, qui si intende il vero senso del partecipare, nessuno escluso, corrispondendo allo sport la capacità di includere e di rimettere in fratellanza addirittura popoli interi. E quanto è attuale quest’espressione, questo desiderio, e quanto sta accadendo nel mondo proprio al contrario. Sembra un’esagerazione, ma crescendo e formando bambini e adolescenti nei pieni valori sportivi, una più giusta e corretta società internazionale sarà più semplice da ottenere, perché, con i suoi valori universali, lo sport unisce e riunisce gli uomini del mondo, e i minori sono gli uomini del domani, anzi già del nostro presente. A al presente corrisponde non soltanto la grandissima problematica degli scontri civili, ma anche una serie infinita di soprusi e discriminazioni che iniziano nelle scuole. Non è di molti giorni fa la notizia di una strage apparentemente nata da problemi di bullismo. Dove c’è pratica sportiva, non c’è bullismo, secondo me non può esserci. Detto in termini sportivi, il bullo non è il più forte, non è il campione che vince, anzi è il perdente, è quello che ha problemi e non sa come risolverli, non è capace di rispettare il dialogo, la forza dell’intelligenza, la capacità di affrontarsi in modo equo e rispettoso. Ecco, non ha nulla a che fare questa dinamica con gli schemi sportivi, che invece possono – e ne sono convinto – educare fin da piccoli a una convivenza civile che parte dal tempo della scuola ed arriva, quando tutta la società mano a mano e di continuo cresce, alle delicate relazioni internazionali. Le Olimpiadi dovrebbero essere, in effetti, l’età adulta di questo pensiero, osservate dai più piccoli come il trionfo del rispetto umano”.

Patrizio Oliva – ex pugile, Oro Olimpiadi Mosca 1980

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