L'Opinione
18 Febbraio 2016

Rosy Paparella – Tessere reti per costruire il benessere di ragazzi e ragazze

Spesso mi chiedono di raccontare in sintesi quale sia la funzione di un Garante dei diritti dei minori. Difficile rispondere in modo efficace e significativo, considerata la lunga serie di compiti istituzionali che la legge regionale attribuisce al mio ruolo come figura indipendente di promozione e vigilanza sull’intero assetto di diritti sanciti dalla Convenzione ONU. In questi casi mi sostiene il potere delle metafore, e la metafora che sento più prossima alla mia esperienza ad oggi quadriennale come prima Garante pugliese è quella dell’”Ago e Filo”. Convinta come sono che l’accessibilità ai diritti da parte dei cittadini più giovani sia proporzionale alla qualità delle relazioni tra tutti i soggetti responsabili della loro tutela e protezione, scelgo di interpretare la funzione di Garanzia come quella di facilitatore di relazioni (il “filo”, appunto), e talvolta di catalizzatore di cambiamenti e iniziative, l’”ago” della mia metafora.

Da questa visione è nato tra i tanti il progetto “Reti sociali per il benessere a scuola”.

Oltre due anni fa, più volte interpellata dalla stampa locale a proposito di più episodi di cronaca che avevano visto dei giovanissimi comportarsi in modo inconsulto e violento verso persone, coetanei o adulti, e beni comuni, ho chiesto al Prefetto di Bari di convocarci tutti, perché condividessimo, per cominciare, le nostre esperienze sulle molteplici e mutevoli forme in cui si sta manifestando il disagio di preadolescenti e adolescenti. Quel “tutti” ha significato fare incontrare tutti i soggetti che nel territorio dell’Area metropolitana barese (31 comuni) hanno il mandato della protezione dei minori, ognuno con un ruolo specifico: la Prefettura, l’Ufficio del Garante Regionale dei Diritti del Minore, l’Ufficio Scolastico Regionale e Provinciale, la Città metropolitana, il Comune di Bari, il Tribunale per i Minorenni, la Procura Minorile, la Questura, il Comando Provinciale dei Carabinieri, la Polizia Postale, l’Università, l’Azienda Sanitaria Locale di Bari, l’Azienda O.U.C. Policlinico di Bari, il Comitato Regionale UNICEF.

Il percorso di analisi comune ci ha rappresentato un quadro, immagino, non dissimile da quello di altri territori italiani, con la fascia di età della preadolescenza che sembra la più esposta al rischio di scarsa tenuta educativa. Sia tra gli infraquattordicenni che tra gli adolescenti registriamo una crescente e sempre più precoce assuzione di sostanze di ogni tipo, alcool in primis (il cui consumo abbiamo osservato inizia già dai 10 anni), un aumento esponenziale di sexting, cyberbullismo e reati informatici, ma anche di violenze contro le persone; e ancora comportamenti sessuali a rischio ed episodi di autolesionismo.

Cosa fare, nella consapevolezza che ognuno, per il suo compito, sta già lavorando al meglio rispetto alle risorse disponibili? Abbiamo scelto di “restare insieme” e insieme sperimentare per tre anni, grazie anche a un’intesa formale e validata dal Ministero dell’Interno, una serie di percorsi di sostegno alle scuole, e in particolare ai dirigenti scolastici, in questa fase storica sempre più travolti da compiti burocratici e meno attrezzati rispetto al cogliere e intervenire sulla complessità del disagio di ragazze e ragazzi.

Siamo partiti con un gruppo “pilota” di 20 dirigenti, che hanno potuto incontrare direttamente magistrati, operatori socio-sanitari, forze dell’ordine, servizi territoriali, con l’obiettivo di creare una rete concreta di supporto alle scuole definendo strumenti e procedure corrette per prevenire e intervenire sul disagio. I prèsidi, come preferisco chiamarli, ci hanno detto di essersi sentiti meno soli e disorientati, e più efficaci nella gestione delle situazioni di difficoltà sempre più diffuse nelle aule scolastiche. I risultati del monitoraggio di questa prima azione ci hanno confortato nell’idea di estendere la proposta a tutti i dirigenti del territorio metropolitano. Ad oggi, in attesa di avviare come ulteriore passaggio il coinvolgimento degli insegnanti, guardo a questa esperienza come ad un esempio di costruzione di responsabilità condivise.

Credo profondamente che dei ragazzi, del loro benessere, sia necessario occuparcene insieme, per richiamare l’”I Care” di Don Milani, consapevoli che spesso le sofferenze, i comportamenti violenti e disfunzionali sono figli della nostra mancanza di cura, di ascolto e di sani confini.

Rosy Paparella – Garante Regionale dei Diritti del Minore – Puglia

Tutte le opinioni

Vedi tutti
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.
OK