L'Opinione
28 Ottobre 2015

Simona Chiapparo – Bio-logie della famiglia

La crisi socio-economica, divenuta il leitmotiv di dissertazioni popolar/mediatiche quotidiane, è anche la crisi dei legami interpersonali, le cui conseguenze sono drammaticamente subite dai figli. Bambini e adolescenti smarriti – come scriveva lo psicoanalista francese Jacques Lévine in merito alle “patologie della famiglie contemporanee” – che sono sempre più inclini alla rabbia e all’autodistruzione. Costruire una “clinica” della famiglia può essere un valido avamposto di resistenza alle logiche neoliberali di monopolio dell’umano, a patto di sviluppare un’analisi che sia realmente complessa nella sua plurivocità.

In questa prospettiva il documento di sintesi del “Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco” (24 Ottobre 2015) – pur con gli indubbi limiti che potrebbero emergere ad una lettura laica – offre molti elementi e suggestioni in materia di fenomenologia della famiglia.

Uno dei passaggi preliminari della relazione insiste sulla presa di coscienza dei mutamenti antropologici e socio-culturali, sottesi alla tendenza verso un individualismo esasperato che intacca la capacità di legame, sgretolando l’uomo in un soggetto precario ed instabile. In tale scenario, la diminuzione del tasso di natalità (intrinseco alle società occidentali, ndr) si va embricando ad un nuovo stile riproduttivo/consumistico che contamina la filiazione, relegandola a mero strumento di affermazione narcisistica.

Eppure la famiglia continua ad essere la prima cellula della società: luogo fisico e simbolico in cui l’individuo sperimenta se stesso, riuscendo ad affrontare (laddove la famiglia non sia disfunzionale) anche il significato della morte, oltre che a rivitalizzare il destino transgenerazionale dell’umano. Al punto che la famiglia merita di essere considerata come espressione di un capitale sociale su cui fondare un welfare creativo, così da assicurare il rinnovamento e il futuro della società.

Il documento prosegue, anche se con molti contenuti di chiara matrice ideologica cattolica, con aspetti di inedita originalità, come l’esortazione ad un’ecologia strutturale che, come ripreso dall’Enciclica “Laudato sì”, invita ad una visione di sviluppo sostenibile incentrato non solo sulle dimensioni ambientali, bensì anche su quelle umane, sociali ed economiche. Una visione che sembrerebbe richiamare al modello espistemico di Gregory Bateson, incentrato su un “(…) più ampio sapere che è la colla che tiene insieme le stelle e gli anemoni di mare, le foreste di sequoie e le commissioni e i consigli umani” (Bateson G., Verso un’ecologia della mente).

Ancora l’attenzione che la relazione finale del Sinodo 2015 dedica alle migrazioni, nel passaggio in cui descrive la storia dell’umanità come una storia di migrazioni, rintracciando questa “verità” nella vita dei popoli e delle famiglie, quasi richiamando i “due saggi sull’esilio” di Richard Sennet.

Fino a riaffermare – con potenziali ripercussioni “politiche” sul sistema dell’accoglienza – che “(…) la responsabilità di offrire (…) solidarietà e assistenza ai rifugiati è innanzitutto della Chiesa locale. Essa è chiamata ad incarnare le esigenze del Vangelo andando incontro, senza distinzioni, a queste persone nel momento del bisogno e della solitudine.

Il documento finale del Sinodo 2015, sebbene caratterizzato da una declinazione ancora prettamente clericale di alcune tematiche sociali (come il divorzio o l’omosessualità), regala narrazioni interessanti della contemporaneità. “I bambini ci ricordano (…) che siamo sempre figli (…).E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta(…)”, si legge nella relazione.

Come non recepire questa considerazione quale occasione per rigenerare la famiglia e la società, magari partendo da una riscoperta del senso più profondo del “re-ligioso” che nelle sue origini etimologiche ci conduce ad oscillare tra il relegĕre dell’avere cura e il religāre del mettere insieme. Perchè “(…) ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (…)”. Perchè aprire le proprie porte fisiche ed emotive all’altro non è un voto di misericordia o un atto di pedagogia, ma un semplice esercizio di salvezza.

Simona Chiapparo – Responsabile area ricerca e progettazione psico-sociale Ariete Onlus

Simona Chiapparo

Responsabile ricerca e progettazione

Ariete ONLUS

Italia

Responsabile dell’area ricerca e progettazione psico-sociale per Ariete Onlus, Ente Autorizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli ambiti di interesse e di studi con Ariete Onlus e Centro Studi Ksenia sono cooperazione internazionale, psicologia dell’età evolutiva, etnopsichiatria, urbanistica. Promotrice per Ariete Onlus dell’iniziativa 4F, le “quattro effe” per lo sviluppo dell’umano: Family, Friendship, Faith, Future. Membro, come rappresentante di ARIETE Onlus, del Consiglio Nazionale di ForumSAD.

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