L'Opinione
27 Marzo 2015

Simona Chiapparo – Minori stranieri non accompagnati: le responsabilità dei cittadini italiani

Già nel 2010 il report dello IOM evidenziava come le migrazioni internazionali si configuravano come un fenomeno complesso, soprattutto alla luce della crescente incidenza di minori stranieri non accompagnati (msna) coinvolti in tale fenomeno.

All’interno del Mediterraneo, i minori che scelgono di migrare da soli – quali strenui ed ostinati oppositori del “regime della globalizzazione”, come scrisse Jiménez Álvarez Mercedes nel 2007 – rappresentano un elemento di destabilizzazione per le comunità europee, a causa della loro attitudine a voler tentare di varcare i confini, animati dalla tensione ad avere un futuro. Eppure, questi bambini e adolescenti migranti finiscono con lo sperimentare, una volta approdati in Paesi europei come l’Italia, situazioni di ulteriore pericolo che comportano la sistematica violazione di tutti i contenuti della Convenzione dei Diritti sull’Infanzia.

In Italia, a partire dal 2008, su decisione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con l’ANCI, è stato istituito il Programma Nazionale per la protezione dei minori stranieri non accompagnati. Tuttavia, secondo gli ultimi dati del Report Nazionale sui msna, aggiornati al 30 settembre 2014, i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia erano 12.164, un terzo dei quali, 3.163, risultava irreperibile: scomparsi 2.961 maschi e 247 femmine dai 7 ai 17 anni di età, provenienti prevalentemente da Eritrea, Egitto, Somalia, Afghanistan, Siria, Marocco e Bosnia-Herzegovina.

Le cause della loro scomparsa, così come riferiscono le organizzazioni attive nell’assistenza ai migranti, sono da ricondurre alla necessità di molti di questi minori di “rispettare” il mandato familiare: l’aspettativa di una vita migliore anche per i genitori e il debito finanziario per il viaggio. Necessità che li rende facile preda di circuiti criminali di sfruttamento sessuale e lavorativo, come evidenziato dal dossier “Piccoli schiavi invisibili” (agosto 2014) di Save the children, in cui si legge che “tanto i minori eritrei quanto i minori afgani in Italia sono ad altissimo rischio di sfruttamento, anche sessuale, quando questo diventa l’unico modo per ottenere il denaro necessario a proseguire verso la loro meta finale” o ancora “i minori vengono sfruttati soprattutto in piccole attività commerciali e, a Roma, nei mercati generali o negli autolavaggi, dove lavorano anche per 12 ore continuative, ricevendo paghe irrisorie. Spesso il lavoro è così pesante da generare dolore fisico che i minori cercano di alleviare con l’assunzione di farmaci oppiacei antidolorifici”. Una vicenda, quella dello sfruttamento lavorativo dei msna a Roma, già oggetto di un approfondito reportage del Guardian (Ottobre 2014) che riportava l’allarmante dichiarazione di Mariella Chiaramonte, capo della stazione di polizia di Tivoli, secondo cui esisterebbe “un legame tra chi porta illegalmente i bambini in Italia e chi li sfrutta nei mercati”.

Ora, pur plaudendo le diverse azioni legislative messe in campo da alcuni rappresentanti delle istituzioni e gli sforzi degli esponenti del Terzo Settore volti a sensibilizzare l’opinione pubblica oltre che ad attivare percorsi di presa in carico, si evidenzia l’ineludibile esigenza di una sinergia tra Stato e cittadini, affinché si promuovano attività partecipate di protezione e di accompagnamento verso questi minori. Una rinnovata propensione all’accoglienza andrebbe elicitata soprattutto in quelle famiglie, già impegnate nel sostegno a distanza, così che le si supporti in un esercizio di solidarietà reale e ravvicinata verso i minori che, in fuga da contesti di guerra o di povertà estrema, oggi si trovano in Italia. Certo, permane l’importanza di progetti e campagne per le donazioni a sostegno di comunità che vivono condizioni di grave indigenza, nei cosiddetti paesi in via di sviluppo. Tuttavia occorre stimolare una diretta presa di coscienza di queste famiglie nelle città italiane dove, nei mercati, ai semafori, nelle stazioni ferroviarie, bambini e adolescenti stranieri sono chiaramente vittima di situazioni illegali e criminali.

Quindi prima ancora che Governo, Ministero e Terzo Settore definiscano nuovi strumenti legislativi e procedurali di presa in carico dei msna, urge che ogni singolo cittadino si impegni in un atteggiamento persistente di solidarietà e di partecipazione, intervenendo nel quotidiano ad offrire la propria presenza e attenzione emotiva verso questi bambini e adolescenti migranti che, in quanto figli del mondo, testimoniano che concetti come “comunità di destino” e “Terra Patria” non sono mere dissertazioni socio-filosofiche, quanto piuttosto la traccia di un percorso culturale collettivo: l’unico da intraprendere, in nome dell’obiettivo evolutivo della salvaguardia, più che della sopravvivenza, del genere umano“.

Simona Chiapparo – Responsabile area ricerca e progettazione psico-sociale Ariete Onlus

Simona Chiapparo

Responsabile ricerca e progettazione

Ariete ONLUS

Italia

Responsabile dell’area ricerca e progettazione psico-sociale per Ariete Onlus, Ente Autorizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli ambiti di interesse e di studi con Ariete Onlus e Centro Studi Ksenia sono cooperazione internazionale, psicologia dell’età evolutiva, etnopsichiatria, urbanistica. Promotrice per Ariete Onlus dell’iniziativa 4F, le “quattro effe” per lo sviluppo dell’umano: Family, Friendship, Faith, Future. Membro, come rappresentante di ARIETE Onlus, del Consiglio Nazionale di ForumSAD.

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