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MORTALITÀ INFANTILE: IL PRIMATO DELLA NIGERIA

28 Giugno 2012

A BUJA. Non c'è solo la violenza dilagante a testimoniare in Nigeria una condizione sempre più drammatica delle popolazioni. Nel Paese più popoloso dell'Africa, potenzialmente ricco grazie alle sue materie prime, gli indicatori sociali confermano da tempo una delle situazioni di sottosviluppo più gravi del mondo. Ne offre un ulteriore esempio un rapporto di un'associazione che riunisce i pediatri nigeriani e secondo il quale la Nigeria detiene il triste primato della più alta percentuale di mortalità infantile al mondo.


Secondo il rapporto, sono nigeriani un decimo dei bambini che muoiono prima di raggiungere i cinque anni. La maggior parte di queste morti precoci potrebbero essere evitate con una spesa irrisoria: basterebbe insegnare elementari norme igieniche, rafforzare la cultura della vaccinazione, rendere più accessibili medicinali a basso costo.


L'attenzione interna e internazionale, intanto, resta centrata sulle violenze. Ieri, uomini armati hanno ucciso quattro persone in un attacco a due stazioni di polizia a Kano, nel nord, una delle città teatro dell'attività del gruppo fondamentalista islamico. Fonti locali hanno altresì riferito che colpi di arma da fuoco ed esplosioni sono stati sentiti anche vicino ad un'altra stazione di polizia a Damaturu, nel nord est, dove di recente ci sono stati scontri tra le forze sicurezza e militanti di Boko Haram.


Sulle iniziative per fronteggiare l'offensiva di Boko Haram si è tenuta ieri nella capitale federale Abuja una riunione del Consiglio dei governatori nigeriani che ha stabilito una proroga dello stato d'emergenza in quindici province dei quattro Stati federali più turbolenti. Il Consiglio, organo molto nigeriani, di norma è ostile allo stato di emergenza, che di fatto sospende gli organi elettivi e assegna quasi tutti i poteri all'esercito. Stavolta però ha aperto alle misure straordinarie chiedendo al contempo più soldi al Governo centrale per affrontare l'emergenza.


All'inizio della settimana, il presidente Goodluck Jonathan aveva fatto appello «all'unità di tutti i nigeriani per difendere la democrazia» e «alla cooperazione tra potere esecutivo, legislativo, giudiziario per arrivare con certezza alla fine di Boko Haram». Jonathan, comunque, non ha escluso la possibilità di aprire un confronto con Boko Haram, a patto che il gruppo «deponga le armi, si dia un volto, dimostri di cessare le ostilità».


In proposito, il presidente ha parlato di una nuova strategia da mettere in atto e per la quale «è necessario cambiare staff e personale», in riferimento alle dimissioni del ministro della Difesa, non ancora sostituito, e del consigliere nazionale alla Sicurezza, incarico assegnato a Sambo Dasuki, considerato da molti osservatori più adatto del suo predecessore, Andrew Azari, a cercare di aprire un dialogo con l'area più moderata di Boko Haram.


Osservatore Romano, pag. 3

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