Rassegna stampa

Bambini, nel mondo tra i rifugiati sono 3,7 milioni a non andre a scuola

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Un’intera platea con un libro poggiato sul capo per diffondere un messaggio: la scuola salva la vita ai bambini rifugiati. È successo a Roma, al teatro Quirinetta, dove l’Unhcr ha lanciato la campagna #Mettiamocelointesta, che si propone di raccogliere fondi per assicurare un’istruzione a un milione di bambini in 12 paesi ad alto rischio: Siria, Ciad, Sudan, Sud Sudan, Iran, Uganda, Etiopia, Malesia, Pakistan, Ruanda, Kenya e Yemen. Per contribuire basta inviare un sms solidale del costo di 2 euro al numero 45516.

Fuggiti di notte dall’Eritrea: “Mamma perdonami”. “Nel Sud Sudan settentrionale c’è un campo profughi con 50mila abitanti. Quando l’ho visitato ho trovato solo ragazzini. Pensavo che gli adulti fossero altrove, ma poi ho scoperto che non c’erano. Erano rimasti indietro: morti, o in attesa di raggiungere i loro figli. Ma intanto li avevano mandati: sapevano che in quel campo c’era una scuola, c’era un futuro”. Carlotta Sami, portavoce italiana dell’Unhcr, racconta le sue esperienze con i bambini rifugiati in cerca di un avvenire. Ma anche di un presente: perché la scuola li protegge dal rischio di subire abusi, violenze, di essere costretti a matrimoni precoci, li informa su quello di contrarre malattie come Hiv e malaria. Per incontrare questi ragazzi, oggi, non c’è bisogno di volare fino al Sud Sudan. Sami racconta di averne conosciuti alcuni ad Augusta, in Sicilia. “Erano 20 ragazzi eritrei – spiega la portavoce -, in molti avevano una scritta sul braccio: mamma perdonami. Erano fuggiti di notte, senza avere la possibilità di avvisare i genitori.

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