Rassegna stampa

Benin, se questo è un bambino: l’inferno dei piccoli spaccapietre

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Salendo verso nord, rispetto a Cotonou – capitale del Benin – sede del governo, nel Distretto di Dassa, che comprende diversi piccoli villaggi spesso molto distanti tra loro, c’è la cosiddetta zona delle colline, con grossi promontori pietrosi dove si estrae e si lavora la pietra, utilizzata poi per l’industria edile. È qui che si consumano, giorno dopo giorno, le vite di minori impiegati, per oltre 12 ore al giorno, a spaccare pietre con strumenti primitivi e pericolosi.

Le malformazioni alle gambe e ai piedi. Mal nutriti, privati della possibilità di andare a scuola, socializzare, avere un pasto adeguato e cure mediche idonee, i bambini spaccapietre, che vanno dai 2-3 anni in su, crescono senza la minima consapevolezza dei propri diritti e nell’impossibilità di migliorare le proprie condizioni di vita. Il numero esatto non è identificabile – molte cave sono nascoste – ma si parla di migliaia. Tale attività comporta conseguenze, sin dai primi anni di vita, a livello sia fisico che psicologico. Schegge e polveri di pietra e terra provocano problemi agli occhi, congiuntiviti pesantissime o anche la perdita della vista. La posizione – tutto il giorno seduti con le gambe piegate – porta malformazioni alle gambe e alle dita dei piedi. A volte le dita delle mani si fratturano. A livello respiratorio l’asma è la patologia più banale, spesso ne conseguono malattie più gravi. Subentrano problemi all’udito dovuti al rumore incessante dei martelli. A livello psicologico, hanno scarsa capacità di relazione e sono come bambini mai cresciuti, immaturi per l’età che hanno. Vivendo in villaggi molto poveri, la loro dieta non prevede il consumo di proteine animali o vegetali, si nutrono unicamente di un impasto composto da farina di riso o di manioca e acqua, una sorta di polenta che sazia ma con un apporto nutritivo minimo.

Continua…

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