Rassegna stampa

Come essere nomadi con i bambini e rispettare le loro esigenze

Fonti:

Quando ho letto Riabitare la realtà della filosofa ecologista Freya Mathews sono rimasta colpita da un passaggio in cui lei spiega che non bisognerebbe mai cambiare casa, ma trovare “una dimora per la vita”, imparare dagli indigeni e abitarla con dedizione popolandola il più possibile di persone e animali. Eppure esistono “persone nate in una patria che non è la loro e che soffrono di nostalgia per una terra che non hanno conosciuto” (Huxley). O come direbbe Chatwin, c’è gente “posseduta dal desiderio di cambiare letto”.

Il nomadismo è cambiato dai tempi dello scrittore britannico: viaggiare in quest’epoca significa inquinare, contribuire allo sfruttamento e all’impoverimento di paesi del terzo mondo. Ci culliamo con l’illusione di un turismo responsabile che “aiuti le popolazioni locali”, quando a volte sarebbe meglio aiutare i vicini di casa invece che volare low cost dall’altra parte del mondo.

Certo, viaggiare a impatto quasi zero si può: ho raccontato qui le storie esemplari di quest’avanguardia di viaggiatori. Poi ci sono le traveling families: coppie con bambini che hanno deciso di affittare o subaffittare la propria casa, organizzarsi con un lavoro flessibile e mettersi in viaggio, magari con un mezzo ecosostenibile, come la barca a vela o la bicicletta, oppure sfruttando le reti di ospitalità e il car sharing.

Continua…

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