Rassegna stampa

Come raccontare le verità scomode ai bambini

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Oltre a perdere il figlio Lorys, e a sapere che era stata la mamma, sua moglie Veronica Panarello, a ucciderlo, Davide Stival ha dovuto trovare le parole per spiegare quel terribile dramma al bambino più piccolo, che quando il fratellino venne trovato morto in fondo a un canalone a Santa Croce Camerina, provincia di Ragusa, nel novembre 2014, aveva tre anni. Stival ha deciso di raccontarsi in un libro appena uscito, Nel nome di Lorys, scritto per le edizioni Piemme con il giornalista Simone Toscano e l’avvocato Daniele Scrofani. «La polizia ha fatto delle indagini – così ha spiegato una realtà tanto cruda a un bambino, che in pochi giorni è rimasto senza mamma e senza fratellino -, ha guardato i filmati delle telecamere e ha scoperto che la mamma un giorno non l’ha accompagnato a scuola. Da qui si è capito che forse è stata lei a fargli del male».

Abbiamo chiesto a un’esperta, Roberta Mariotti, psicologa e psicoterapeuta strategica, perfezionata in Antropologia culturale e sociale, autrice del libro Genitori in pratica (Erickson), come si può rivelare a un figlio – cercando di proteggerlo il più possibile – una verità difficile che riguarda l’altro genitore. Una mamma che ha abbandonato la famiglia, un genitore in prigione per un crimine, un padre che ha compiuto atti di violenza contro un altro famigliare. A che età è preferibile parlarne con i bambini? «Quando un bambino non è più neonato e comincia ad interagire. A parlare è bene ci sia un genitore (chi lo accudisce o entrambi) ad aiutarlo a farsi un’idea dell’accaduto, usando parole appropriate all’età del bambino, al suo linguaggio, alle conoscenze che possiede. È sempre bene farlo per non lasciare solo il piccolo di fronte a dubbi o pensieri confusi, che potrebbero spaventarlo o farlo sentire in colpa, o anche metterlo in difficoltà di fronte a commenti di compagni e persone esterne alla famiglia».

Continua…

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