Rassegna stampa

Come rispondere alle domande dei bambini sui delitti

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Ecco a Brescia l’ennesimo cruento fatto di cronaca. Un uomo di 37 anni, Guido Bettoni, ucciso a coltellate per questioni di droga da un amico, Lamberto Lombrici di 42, che poi ne ha seppellito il cadavere in una discarica. Sconforto e tristezza nel cuore degli adulti. E i più sensibili di loro si pongono il quesito di come parlare con i piccoli di queste atrocità. È chiaro che il mondo dell’infanzia va protetto a più non posso dagli stimoli traumatici. Notizie di morti, fatti violenti, catastrofi naturali, tutto quanto è atroce e improvviso può aspettare ad avvicinare l’emotività in crescita. Il cuore dei piccoli, infatti, è traumatizzabile da ciò che è «tutto e subito», perfino quando è bello. I bambini crescono acquisendo progressivamente gli strumenti per metabolizzare i nuovi eventi e le emozioni associate e hanno bisogno di tranquillità.

Non è infrequente, infatti, che anche solo l’esposizione a notizie di questo genere faccia emergere nei piccoli dei disturbi importanti, definiti dalla psichiatria come post traumatici. Purtroppo, e sempre più, pare, i bambini non riescono ad essere sufficientemente protetti: perché coinvolti in queste morti in quanto figli di parenti, amici, conoscenti; perché in silenzioso ascolto di chi si prende cura di loro; perché raggiunti da agghiaccianti immagini sul web o in televisione. A questo punto per nessun educatore è facile procedere. Nel caso si sia costretti, per questioni di vicinanza all’evento traumatico, a riferire la notizia, occorre raccontare una verità che possa integrarsi in maniera armonica con quanto già costruito nel profondissimo e delicato mondo delle emozioni del piccolo. Per esempio, si può parlare della morte come di un incidente. Di sicuro, evitare che particolari macabri sfuggano in loro presenza. Poi attendere. Le inevitabili domande che i bambini pongono nel momento più inaspettato, magari proprio quando la tensione cala un po’. Questo momento accomuna la comunicazione con i piccoli esposti direttamente a quella con i bambini che raccolgono la pericolosa informazione dalle parole dei grandi o dai media.

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