Rassegna stampa

«Ecco perché voglio un figlio da mio marito morto»

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A 42 anni, Samantha Jefferies si sente troppo giovane per essere una vedova, e anche per rinunciare al sogno di essere la madre dei bambini di suo marito Clive. È un sogno che potrebbe diventare realtà: ci sono sperma e ovuli congelati in una clinica del Sussex, conservati prima che Clive morisse improvvisamente nel 2014.  Ma la Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA), ente del ministero della Salute britannico, sosteneva che fossero conservati illegalmente, e che dovessero essere scongelati e lasciati morire. Per i tribunali, gli embrioni sono un enigma legale. Per Jefferies, l’ultima possibilità di avere la famiglia ha sempre voluto.

Da quando Diane Blood, nel 1997, ha conquistato il diritto di concepire i figli del marito dopo la sua morte, molte altre donne inglesi sono andate in tribunale per rivendicare la stessa facoltà. Il concepimento postumo, in Inghilterra, è legale, ma anche un campo minato: molte donne hanno scoperto troppo tardi di non soddisfare i severi requisiti della HFEA. Hanno scelto di sfidare un ente governativo potente nel momento in cui sono più vulnerabili, sotto il giudizio di un pubblico critico. Qualunque sia l’esito, il loro futuro cambia sempre irrevocabilmente andando in tribunale. Ogni caso costituisce un precedente legale. È per questo che le vedove si sostengono l’una con l’altra.

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