Rassegna stampa

Fango e pomodori: in Puglia l’inferno per 400 bambini

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Una baraccopoli da 800 persone che lavorano 10 ore al giorno per 25 euro come braccianti stagionali. Una vera e propria favela priva dei servizi minimi essenziali come l’acqua potabile. E in cui metà degli abitanti sono bambini. Minorenni che vivono in uno stato di gravissimo degrado socio-sanitario. Non siamo né in Kenya né in Brasile, ma a Borgo Mezzanone, dieci chilometri da Manfredonia, provincia di Foggia. Qui, da ormai cinque anni, ignorata dalle istituzioni, vive una comunità di rom bulgari che ogni anno si accampa da marzo a novembre per fare la stagione. Totalmente in nero e alla mercé dei “caporali”. Pur di raggranellare qualche centinaio di euro, vitali per sopravvivere il resto dell’anno nel Paese d’origine. Le coltivazioni di pomodori e le vigne attirano da tempo migliaia di braccianti stagionali. In gran parte sono africani: migranti, richiedenti asilo, o addirittura rifugiati ormai usciti dal circuito dell’accoglienza. Come quelli del vicino Cara, dove vivono 600 africani. L’amara novità del “ghetto dei bulgari” è la presenza massiccia di bambini, che passano le giornate a razzolare tra la sporcizia, seminudi, con i padri a spaccarsi la schiena nei campi e le madri indaffarate nelle baracche o a prendere l’acqua a cinque chilometri di distanza.

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