Rassegna stampa

La rabbia nei bambini: come gestirla (e gli errori da non fare)

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La prima cosa da sapere è che la rabbia è un sentimento che esiste da sempre nei bambini e non sono solo i nostri figli che fanno scenate e capricci. «Intorno ai 2-3 anni inizia la famosa fase del no, in cui il bambino attraversa un momento di opposizione – spiega la psicologa Simona Dal Pozzo -. Il piccolo acquisisce autonomia e padronanza del suo corpo che prima era gestito dalla mamma, comincia il suo percorso di autonomia, afferma la sua volontà: il no è un modo per affermarsi di fronte agli altri, non un modo di essere contro gli altri. La rabbia che esprimono i bambini è un’importante tappa evolutiva: crescono, scoprono il proprio io, sperimentano la propria autonomia che spesso è un conflitto di emozioni, un’ alternanza tra “io voglio” e “io non voglio”. Tutti i bambini ci devono passare».

Molto spesso le esplosioni di rabbia avvengono in ambienti fuori casa e il bambino sa di mettere in difficoltà i genitori, quando c’è lo sguardo e la critica degli altri. Spiega Simona Dal Pozzo: «Il bambino è forte di questo, per lui è un gioco, usa le sue strategie e con il capriccio mette in scacco il genitore, fa toccare all’altro il suo limite: scatta l’escalation, il genitore si arrabbia, alza la voce ma spesso succede che mamma e papà cedono, diventando accondiscendenti. Questo naturalmente non fa altro che rafforzare questo comportamento: il bambino riesce ad ottenere quello che vuole».

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