Rassegna stampa

L’obesità nell’adolescenza influenza le facoltà cognitive nella vita adulta

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L’obesità è una vera e propria malattia e soffrirne spiana la strada allo sviluppo di numerose altre condizioni patologiche come l’ipertensione, il diabete, l’Alzheimer e il cancro. Secondo uno studio condotto presso la Hebrew University di Gerusalemme ( pubblicato sulla rivista Journal of Alzheimer’s Disease), essere obesi da adolescenti influenza negativamente pure le funzioni cognitive nell’età adulta. E questo anche se dopo l’adolescenza si dimagrisce tornando a un peso normale.

Gli autori dello studio hanno seguito 507 persone per un arco di tempo pari a 33 anni, monitorandone costantemente altezza e peso. Raggiunta un’età compresa fra 48 e 52 anni, i partecipanti si sono sottoposti a una valutazione cognitiva computerizzata. Per tutti, inoltre, è stata fatta una valutazione dello status socio-economico: sono infatti davvero pochi gli studi che finora hanno analizzato anche l’impatto dello stato socio economico sulle funzioni cognitive.

Dall’analisi dei dati è emerso che i maggiori problemi cognitivi, già nella fascia d’età tra 40 e 50 anni, si sono presentati per coloro che sono stati adolescenti obesi poveri. Avendo inoltre a disposizione il monitoraggio effettuato nel corso di tutti e 33 anni di durata della ricerca, è stato possibile verificare che l’abbassamento della qualità delle funzioni cognitive permaneva anche se i soggetti avevano perduto peso tra i 20 e i 30 anni.

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