Rassegna stampa

L’odissea dei minori stranieri in Grecia: diritto d’asilo sempre più lontano

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Arrivano in Europa attraverso due accessi: l’Italia, tramite la rotta del Mediterraneo centrale, e la Grecia, transitando per la Turchia, lungo il Mediterraneo orientale. Sono più di centomila, il 34 per cento circa non accompagnati, i minori stranieri sbarcati, nel 2016, sulle coste del vecchio continente, partiti per poter proseguire (o intraprendere) “il percorso scolastico” e per raggiungere una terra che “rispetti i pieni diritti umani”, si legge nel report Minori in transito in Italia e in Grecia, realizzato da Reach e commissionato da Unicef. Senza prospettive (nemmeno) per l’immediato futuro e provenienti da Paesi interessati da conflitti e violenza generalizzata o da insostenibili condizioni economiche – Corno d’Africa, Siria, Iraq e Afghanistan -, i minori, generalmente maschi e di età compresa fra i sedici e i diciassette anni, nella maggior parte dei casi prendono la decisione di migrare senza informare la famiglia perché, spesso, fuggono pure da contesti di violenza domestica.

Intraprendono il viaggio con il miraggio di raggiungere (non sempre) i Paesi nordeuropei – Germania, Svizzera o Svezia – ma, soprattutto, con l’aspettativa di “accedere a migliori servizi”, spesso coscienti dei rischi che il viaggio può riservare. Ma per nulla preparati a doversi scontrare con le procedure messe in atto dai governi degli Stati di transito e di quello greco in primis. Nonostante la risposta umanitaria alla crisi dei migranti stranieri si sia concentrata sui minori, anche con la creazione di aree child friendly e di strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati (Msna), le riforme giuridiche emanate dal governo ellenico sono coerenti, se non perfettamente coincidenti, con gli indirizzi proposti dalle istituzioni europee nell’imponente progetto di riforma del sistema d’asilo.

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