Rassegna stampa

No vittima sindrome bimbo scosso, assolto

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Per quasi quattro anni si è difeso con tutte le forze, urlando a tutti di non aver sballottato il figlioletto di sedici giorni così forte da averne provocato la morte. Oggi, un cuoco cagliaritano di 43 anni è stato assolto dalla Corte d’Assise del capoluogo sardo dall’accusa di omicidio preterintenzionale: non è stato possibile stabilire con certezza che il neonato sia deceduto per la Sindrome del bambino scosso (Sbs). I periti nominati dai giudici hanno infatti scoperto che al piccolo – nato in casa – non era stata somministrata la vitamina K, profilassi di routine nei reparti di ostetricia degli ospedali che previene l’insorgenza di emorragie spontanee nelle prime settimane di vita.

Il processo si è così chiuso con la Corte che ha accolto in pieno la richiesta di assoluzione dell’imputato avanzata dal pubblico ministero Danilo Tronci: impossibile accertare oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità dell’uomo. Tuttavia, nelle prime fasi dell’inchiesta il consulente della Procura non aveva avuto dubbi sul fatto che il neonato fosse morto per Sbs: tutti i dati clinici sembravano orientati in quella direzione, tanto che il magistrato titolare del fascicolo aveva chiesto di processare il padre per omicidio preterintenzionale.

Avviato il dibattimento, su richiesta del difensore, Francesco Murtas, la Corte d’Assise presieduta da Massimo Costantino Poddighe ha nominato un nuovo pool di periti che ha evidenziato tre possibile cause: un’emorragia spontanea da deficit di vitamina K, un trauma cranico non accidentale o entrambe le cose combinate. Impossibile stabilire con certezza se il piccolo sia morto per la prima ipotesi (pur non avendo effettuato la profilassi per la vitamina K non è nemmeno stata accertata la carenza) o escludere categoricamente la seconda.

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