Rassegna stampa

Quella generazione perduta di bambini di Mosul

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Di ritorno da una missione di oltre due settimane nel nord dell’Iraq, Amnesty International ha denunciato la disperata situazione di un’intera generazione di bambini coinvolti nella battaglia di Mosul, rimasti gravemente feriti e traumatizzati a causa dei combattimenti tra lo Stato islamico e le forze del governo iracheno sostenute da una coalizione a guida statunitense.

Le testimonianze, raccolte negli ospedali della regione autonoma curda e nei campi per sfollati, sono sconvolgenti: bambine e bambini di ogni età non solo hanno riportato ferite orribili ma hanno anche visto familiari e vicini di casa decapitati dai colpi di mortaio, fatti a pezzi dalle autobomba e dalle mine o sbriciolati sotto le macerie delle loro abitazioni.

Ali, due anni, è stato ferito nel quartiere Hay al-Falah di Mosul il 14 dicembre. Quando Amnesty International l’ha incontrato, respirava a malapena e aveva il volto irriconoscibile a causa delle ferite sanguinanti.

Sua nonna, Sokha, ha già perso due nipoti: Zaira di 14 anni e Wa’da di 16, uccise nello stesso attacco del 14 dicembre:

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