Rassegna stampa

“Troppo irrequieto”, sospeso dalla scuola a 7 anni

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Alla fine, dopo troppi libri dei compagni buttati a terra, diverse matite spezzate e le fughe del bambino lungo le scale, il preside ha scritto alla famiglia di Andrea, 7 anni, appellandosi a un regio decreto del 1928: “I comportamenti di vostro figlio, ripetuti, costanti ed ingravescenti, esplosivi, oppositivo-provocatori, sono patologici, da gestire in adeguata sede di cura e non in contesto scolastico”. Nove giorni di sospensione, a sette anni. Dopo due giorni precedentemente comunicati a voce. Undici in tutto. “Curatelo, non può restare in classe”, era il verdetto grossolano. L’ultima mattina a casa è scaduta martedì scorso, ma Andrea nella seconda elementare dell’istituto da cui era stato allontanato, scuola parificata a reggenza religiosa nel cuore di Parioli, Roma borghese, non è tornato. È già in una pubblica del centro. I suoi vecchi compagni non riescono a capire perché non sta più con loro.

L’ultimo fallimento di un progetto scolastico avviene in una scuola nata come una piccola privata di quartiere e nel tempo, prendendo le certificazioni Cambridge, puntando sul bilinguismo, cresciuta fino ad ottenere la parificazione a una pubblica: stessi obblighi, stessi standard educativi da realizzare. Oggi portano i loro figli in quell’istituto, che offre accoglienza e didattica dall’asilo nido al liceo linguistico, medici e avvocati, giocatori della Nazionale di calcio e attrici aristocratiche. La retta, extra esclusi, è sui cinquemila euro l’anno.

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