Rassegna stampa

Un Angelo in Africa per i bambini sieropositivi

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Alle spalle delle casette che ospitavano i bambini, si trovava l’orto, rigoglioso, e subito dopo, oltre uno steccato, il cimitero, con una decina di piccole croci di legno piantate nella nuda terra. Solo due settimane prima, un coro di mani bambine aveva reso l’ultimo saluto a Peter, 84 giorni di vita, lasciando cadere manciate di cruda terra sulla bara di legno. Pochi giorni ancora ed era Natale, anche per Adrian, che nessuno conosceva quanti anni avesse, ma già si sapeva che sarebbe morto entro il mese. Nessuno era triste, sapevano che sarebbero saliti, tutti, in Cielo. Ma lui sì che era arrabbiato: «In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A centocinquanta chilometri più a nord passava l’equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole…». Quella mattina di un limpidissimo giorno di dicembre del 1997, sul taxi che ci portava verso Karen, alla periferia di Nairobi, ai piedi delle colline del Ngong, tutto appariva ancora come narrato nel romanzo autobiografico della danese Karen Blixen «La mia Africa». I margini della savana profumavano di selvaggio e potevi udire il ruggito del leone.

Continua…

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